Inter, Ranocchia si sfoga: “Su di me tanti pregiudizi. Da tre mesi mi segue un mental coach”

ranocchiaINTER, RANOCCHIA SI SFOGA – Dopo l’esperienza alla Samp, Ranocchia è tornato all’Inter e sta cercando di riconquistare la fiducia dei tifosi, che ne suoi confronti non è mai stata molta. Le prime prestazioni stagionali però non sono state esaltanti, e dunque a “San Siro” sono ricominciati i malumori. Ranocchia dunque si sfoga, intervistato da Il Corriere della Sera: “Sento un pregiudizio su di me, sembra che all’Inter non abbia vinto solo io. Ma il periodo negativo non è stato solo mio, è stato dell’Inter. In sei anni avrò visto passare un centinaio di giocatori, oltre a tre presidenti e proprietari. Ma tutto questo cambierà”.

Il difensore rivela di aver chiesto aiuto anche ad alcuni specialisti: “Da tre mesi vado in un centro in cui mi seguono dal punto di vista fisico e psicologico. E’ lì che tiro di boxe, per esempio. E poi c’è una persona con cui parlo. Non è uno psicologo, è laureato in fisioterapia ma è anche esperto di mental training. Parlare con lui mi è servito a capire che quasi niente nella vita è irrimediabile. E anche quello che lo è non è detto che sia un male. Puoi subire critiche, insulti, denigrazioni. Ma se lavori tantissimo, ti impegni, vesti una maglia che milioni di persone vorrebbero vestire (e sei pagato tanto per farlo), la tua famiglia sta bene: ecco, se hai consapevolezza piena di tutto questo, è meno difficile volgere in positivo le cose che non vanno. Non c’è una ragione precisa che mi ha spinto a prendere questa decisione. Una persona fa delle cose quando è pronta a farle. Io, per esempio, con tutto quello che mi è successo in carriera, ora so come fare a dare una mano, so che posso aiutare”.

Ranocchia parla poi di Frank De Boer, elogiando i suoi metodi di lavoro: “Ha introdotto regole ferree. Come per esempio pranzare qui, tutti insieme, prima delle partite. O far colazione se c’è l’allenamento al mattino. E poi tornare qui a dormire dopo la partita. Sembrano cose piccole, ma fanno moltissima differenza. Il nuovo modo di giocare? E’ un modo di stare in campo che viene automatico, perché vogliamo aggredire dall’inizio. Più che l’intensità degli allenamenti o anche in partita, con questo modo di giocare è più importante la tecnica. Lo vediamo negli esercizi di base che De Boer ci fa fare in allenamento”.