Roma, l’ultimatum di Pallotta: “Senza accordo sullo stadio, qualcun altro al mio posto”

ROMA, L’ULTIMATUM DI PALLOTTA – Dopo i due scontri verbali, molto accessi, con l’ad del Milan Marco Fassone e il coordinatore di Suning Walter Sabatini, torna a parlare il presidente della Roma James Pallotta, in un’intervista concessa al Boston Globe. Le voci secondo cui il numero uno giallorosso sarebbe disposto a vendere si fanno sempre più insistenti, ma Pallotta ci tiene a chiarire un punto fondamentale per continuare la sua avventura in Italia.

“NON VOGLIO VENDERE, MA…”

“Non voglio vendere – dichiara il presidente della Roma – La capitale italiana e la squadra giallorossa hanno una grande opportunità di avere un nuovo stadio con delle infrastrutture legate all’intrattenimento. Però, se non riesco ad ottenere i consensi, dovrà continuare questa lotta qualcun altro”. L’intervista tocca altri temi interessanti, come la copertura sui social dei club calcistici: “Se tu ora hai 15 milioni di followers su Facebook, Instagram e Twitter, le tue sponsorizzazioni dovrebbero essere più alte. Così, invece di ottenere 5 milioni di dollari, ne stai guadagnando 10 da un particolare sponsor. Si tratta di spettatori dai social e dalla TV normale. Poi hai i ricavi della Champions League, che potrebbero anche cambiare se ci sarà la Super League: così i ricavi aumenteranno drammaticamente”.

MODELLO MLS  

Visione futuristica quella di Pallotta, che ha delle ripercussioni evidenti anche sul piano del calciomercato: “I vantaggi stanno diventando sempre più evidenti. Quando vedi i trasferimenti di cui si sta parlando, ad esempio Neymar e i 200 milioni di dollari, io non penso che lo farei, anche se avessi i soldi. Non so se sia qualcosa di possibile, eccetto 3-4 squadre”. Uno sguardo è rivolto anche alla MLS, il campionato di calcio americano, che negli anni è cresciuto molto: “Penso che abbiano fatto un buon lavoro di marketing per vendere il loro prodotto – spiega Pallotta – Penso che i campionati europei possano imparare dalla MLS su come hanno fatto per commercializzare il prodotto. Le squadre europee hanno vissuto in maniera diversa loa cultura e il fanatismo. Gli altri, al contrario della Premier League, non hanno fatto un buon lavoro sul brand e sul marketing come la MLS”.