Ancelotti dopo l’esonero: “Al Bayern non credevano più in me”

Carlo AncelottiANCELOTTI DOPO L’ESONERO – L’esonero di Carlo Ancelotti dalla panchina del Bayern Monaco è stato qualcosa di clamoroso e sinceramente inaspettato. Il club bavarese ha dovuto iniziare con difficoltà questa stagione, anche per via dei molti infortuni, ma nulla lasciava presagire un allontanamento così brusco del tecnico italiano. Ancelotti è stato intervistato durante la trasmissione Radio Anch’Io Sport su Radio1, tornando proprio sulle motivazioni dell’esonero.

LE MOTIVAZIONI DIETRO L’ESONERO

“La società non credeva più nel mio lavoro – ha detto Ancelottie hanno deciso di cambiare. Sono vent’anni che alleno e sono entrato nell’ordine delle idee che fa parte del gioco. Le big sono legate ai risultati e quando tentennano, anche se a dire il vero c’erano nonostante qualche difficoltà, vengono prese delle decisioni. C’è stata mancanza di fiducia nella conduzione della squadra, dovreste chiederlo alla società”.
Adesso sguardo al futuro, anche se Ancelotti ancora non ci pensa: “Voglio un progetto che mi dia la tranquillità di lavorare anche se con questo mestiere di serenità ce n’è sempre poca. Ora vediamo tutti i problemi dei vari tecnici, basta un risultato sbagliato che la pressione aumenta. Qualcosa salterà fuori, con serenità aspetto”.

ANCELOTTI SULLE DIFFICOLTA’ DEL MILAN

In molti si aspettano un ritorno di Ancelotti su una panchina di Serie A, lui intanto osserva da fuori il nostro campionato: “E’ diventato molto competitivo e interessante. Ci sono squadre che competono di più con la Juventus come Napoli e Inter, che ha il vantaggio di non giocare le Coppe. Spalletti ha la chance di poter lavorare ogni settimana mettendo le proprie idee. Poi la Lazio che sta facendo un campionato straordinario, poi la Roma mentre purtroppo il Milan è dietro”. Il tecnico italiano non si esime poi dal parlare anche del Milan, in chiara difficoltà: “Ha fatto una campagna acquisti definita da tutti straordinaria, non bastano sei mesi per rifare una squadra o una campagna trasferimenti. Serve perseverare nel lavoro e negli investimenti, tutto qua, non c’è una ricetta magica per uscire dai problemi. Dove può arrivare? Il quarto posto è importante perché ti permette di avere più investimenti andando in Champions League. L’importante, però, è non abbattersi”.

Si chiude con un parere sul VAR e sul campionato a 18 squadre: “Solo un folle può pensare che non serva, è arrivata solo troppo tardi. Risolve tante polemiche, mi pare siano tutti d’accordo. Nel prossimo Mondiale ci sarà, eviterà tanti problemi ed è fuori discussione. E’ una cosa nuova a cui doversi adattare ma è molto, molto interessante. Campionato con meno squadre? Servono meno partite con più qualità, ora è viceversa e siamo sulla strada sbagliata. Serve tornare alle 18 squadre o alle 16. In Germania ci sono 18 squadre e questo crea indiscussi vantaggi”.