Sei cattivo? Vai dietro alla lavagna. Luis Enrique e la sua filosofia. Ma alla fine le becca sempre

De Rossi e Kjaer ritardano ad un appuntamento con i compagni di squadra della Roma ed il tecnico Luis Enrique li castiga mandandoli in tribuna a Bergamo. Come all’asilo delle Orsoline, anche a Trigoria, si pensa allo stesso modo. Ad errore vale una punizione. Solo che, mentre all’asilo non accade nulla dopo, a Bergamo la Roma gioca con una squadra rimaneggiata e finisce per subire una batosta dai nerazzurri. Forse un errore di presunzione del tecnico spagnolo che, da buon filosofo, cerca di dare un sentore ai giocatori: chi sbaglia, anche se si chiama De Rossi, anche se , dopo Totti, è il simbolo della formazione capitolina, deve pagare.

Così si concede al massacro, un po’ come il generale Custer fece a Little Big Horn, non cambiando assolutamente il proprio gioco, fatto di tanto possesso palla (ben 32 minuti alla fine contro i 17 dei padroni di casa) ma anche di tante azioni di rimessa concesse agli avversari. Tra l’altro un possesso di palla che non regala emozioni, solo fine a se stante, che parte dalla propria porta e si conclude di fatto all’ingresso dell’area di rigore avversaria. Ed in trasferta è sempre così. Nove sconfitte complessive sono tante per una squadra che cercava di avvicinarsi alla zona Champions. Certo, le avversarie non corrono, anzi. ma chiedere nuovi passi lenti a Napoli, Lazio, Inter ed Udinese appare davvero difficile.

Alla fine chi affronta la Roma in casa sa già come giocare. Difesa tranquilla e veloci ripartenze in contropiede. Ed il gioco è fatto. Il calcio non è scienza esatta, tutt’altro ma una cosa l’ha sempre insegnata: se giochi sempre allo stesso modo i risultati, alla lunga, non arriveranno mai perché in campo, per sua sfortuna, giocano anche gli avversari.