A confessarlo è lo stesso Bernardeschi in un’intervista ai colleghi de ‘La Stampa’. Risale tutto all’adolescenza, quando ha dovuto appendere le scarpette al chiodo per sei mesi:
“Avevo 16 anni e dovetti fermarmi sei mesi per un problema al cuore. Il ventricolo sinistro era più grosso di 8 millimetri, poi è rientrato tutto ma è stata dura: non avevano escluso che dovessi smettere. E’ stato il momento peggiore della mia carriera”.
Ora però c’è la Juventus nel futuro di Federico. Cambio club che non è stato per nulla facile da gestire per il numero 33 bianconero:
“Non l’ho fatto per me. Io sono fortunato. Ho pensato alle persone più fragili, ai problemi che vivono, agli effetti talvolta tragici del cyberbullismo. Al giorno d’oggi, la gente attacca in modo gratuito sui social, non pensa alle conseguenze, è una moda assurda”.
L’arrivo alla Juventus ha subito catapultato Bernardeschi in una realtà completamente diversa rispetto a quella vissuta a Crotone e Firenze:
“Soprattutto mentale: quando arrivi in una società programmata alla perfezione, con persone che lavorano per te 24 ore e non ti fanno mancare nulla, quando l’obiettivo comune è vincere il tuo obiettivo diventa un salto mentale. Ogni giorno bisogna fare un passo in più”.
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