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Serie A

“Oggi non alleneremmo”: Sacchi, la rivelazione spiazza tutti

Scritto da
Danilo Perri

L’ex allenatore di Fusignano Arrigo Sacchi ha rivolto una dura stoccata al calcio italiano e al sistema che regna nel nostro Paese

Arrigo Sacchi ha scelto di abbandonare la carriera da allenatore molto presto a causa dello stress avvertito. Negli occhi di tutti rimangono però la sua splendida era vissuta al Milan tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta e ciò che ha fatto in precedenza con il Parma. Senza trascurare poi anche la delusione Mondiale vissuta con l’Italia, sconfitta ad Usa ‘94 ai calci di rigore dal Brasile.

 

Eppure, come spiega lui stesso in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’, avesse tentato di inserirsi oggi nel calcio moderno non avrebbe potuto raggiungere le soddisfazioni che si è invece tolto. Questo perché la richiesta per acquisire la licenza di allenatore di Prima Categoria Uefa Pro pretende un curriculum di tutto rispetto da calciatore, tra serie A, B e Nazionale. Arrigo Sacchi proprio non ci sta.

Sacchi affonda sul calcio del nostro Paese e sul sistema italiano: “Non si premia il merito, non abbiamo coraggio”

Arrigo Sacchi non concepisce le regole attuali per acquisire il patentino. In un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport, l’ex allenatore di Fusignano è andato in fondo alla questione con un paragone: “Per essere un bravo fantino devo essere stato un cavallo? Qual è il criterio? Non ho mai giocato neppure in Quarta Serie (l’attuale Serie D) eppure ho fatto onore al calcio italiano. Come Zaccheroni e Zeman o ancora come Eriksson, Klopp e Mourinho. Questo sistema puzza di consorterie e clientelismo, tipiche dell’Italia”, ha tuonato.

Per risolvere il problema propone una ricetta: “Bisogna liberalizzare. Il nostro calcio ha bisogno di rinnovarsi per continuare a generare interesse. E per farlo servono le idee. Oggi vengono tutti promossi, siamo sicuri che un medico, un ragioniere o un idraulico non possano superare un esame dopo il quale si può essere bocciati, dopo aver studiato e seguito un adeguato corso di formazione?”

Poi continua: “Dove è la democrazia se ad alcuni si chiudono le porte e ad altri si aprono i portoni? Attraverso il merito e la conoscenza si dovrebbe poter ottenere ciò che si vuole. Sapete invece che il figlio di Ancelotti non è stato ammesso a Coverciano? Da anni è il vice del papà e ha contribuito ai suoi successi. Basti pensare ciò che dicono di lui i calciatori che ha allenato eppure per ottenere il patentino Uefa Pro è dovuto andare in Scozia”.

Infine l’ultimo affondo al sistema italiano: “L’Italia è un Paese che non premia il merito. Dopo un gol vedo ancora squadre che si chiudono in difesa. Attacchiamo, mostriamo coraggio. Facciamolo anche liberalizzando la professione dell’allenatore”.

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