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Del Piero, Tsimikas e il pre-gara di Juve-Roma: il gesto che sorprende e la battuta di Capello che diverte tutti

Scritto da
Giacomo Auriemma

Un pre-partita normale, poi l’inquadratura si stringe, il brusio dello stadio cala di un tono e un gesto inatteso sposta l’attenzione dal tabellone al lato umano del gioco. È successo prima di Juve-Roma: volti noti a bordo campo, muscoli in temperatura, e quell’attimo che resta.

La scena è semplice

L’aria fredda, il pubblico già dentro la partita. Le due squadre escono per il riscaldamento. I fotografi seguono i primi scatti, gli steward controllano la linea. A bordo campo c’è Del Piero, icona che non ha bisogno di presentazioni: 705 presenze e 290 gol con la Juventus (dati ufficiali del club). Poco più in là, lo sguardo scorre sul settore ospiti e sulle bandiere giallorosse. Le telecamere indugiano. Qualcosa sta per accadere, ma non è tattica.

La scena a bordo campo

Fino a qui, routine. Poi, a metà del giro di campo, Tsimikas lancia un’occhiata verso la tribuna laterale. Si ferma un battito. Sorride. Dal video circolato sui social, senza audio pulito e senza comunicazioni ufficiali dei club, si vede un cenno netto: una mano sul petto, un breve inchino verso Del Piero, che ricambia con un pollice alzato e un applauso leggero. È un gesto di fair play, o meglio, di memoria. Non disturba il pre-gara, non altera i tempi. Per chi ama il calcio, sa di riconoscimento.

Non è la prima volta che la Serie A offre piccole epifanie così. Le vediamo raramente, perché scappano via tra un allungamento e una pettorina. Ma qui le telecamere le hanno catturate. La clip è rimbalzata su X in pochi minuti; l’orario è compatibile con l’ingresso squadre per il riscaldamento, di norma 45-50 minuti prima del calcio d’inizio (prassi standard dei match-day). Dettaglio importante: non ci sono parole verificabili. Solo immagini. E immagini limpide.

La battuta di Capello

In studio, Fabio Capello — che queste due maglie le ha allenate e le conosce dall’interno — la prende sul leggero. Non riportiamo virgolette perché non esiste una trascrizione ufficiale condivisa, ma il senso è chiaro da più resoconti televisivi: quando un giocatore in attività saluta così un simbolo, è il calcio che si riconosce allo specchio. Battuta pronta, sorriso aperto. Pubblico coinvolto.

Dentro quell’attimo c’è più della scena in sé. C’è il ponte fra generazioni: un esterno mancino che vive il presente e una bandiera che incarna un’epoca. C’è la geografia dell’Allianz Stadium, che a volte divide, qui unisce. C’è il rito del pre-partita, di solito blindato, che lascia filtrare un gesto personale. Non sposta il pronostico di Juve-Roma, non dice nulla su moduli o xG; eppure racconta qualcosa di raro: la capacità del calcio di costruire una lingua comune fatta di segni semplici.

Per gli amanti dei numeri, un appiglio: il rispetto tra avversari è un fattore che gli studi sulla performance collegano alla qualità del contesto, più che al risultato. È uno dei motivi per cui UEFA e FIFA insistono su programmi “Respect” e presidi di campo visibili. Qui non c’è un protocollo. C’è spontaneità.

Se cercate conferme formali, al momento non ce ne sono: nessuna nota di Juve o Roma, nessuna citazione diretta di Tsimikas o Del Piero. C’è però il valore della prova visiva, ci sono testimoni in campo e un commento televisivo autorevole. Basterà?

Forse è questo il punto: in un’epoca che archivia tutto, restano vivi proprio i gesti che non hanno bisogno di essere spiegati. Nel rumore del pre-gara, cosa scegliamo di trattenere: il risultato che scadrà domani o quel saluto che, a rivederlo, ci fa tornare voglia di pallone?

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