Ogni inverno ritorna la stessa attesa: i grandi calciatori in “zona rossa” di contratto, le trattative che diventano sussurri, i telefoni che vibrano all’ora sbagliata. È il lato più umano del mercato: decisioni che cambiano carriere, spogliatoi e mappe del potere calcistico, tutte concentrate nei sei mesi che portano a giugno.
Da gennaio, chi entra negli ultimi sei mesi può firmare un pre-contratto con club esteri. È la regola FIFA (art. 18) nata dopo la sentenza Bosman, e ha spostato gli equilibri del calciomercato moderno. Vale per tutti, anche per i nomi più pesanti. Per molti dirigenti, l’obiettivo non è solo trattenere il campione, ma evitare di perderlo a parametro zero.
Entriamo nei profili. Dusan Vlahovic ha un accordo con la Juventus che, secondo il comunicato del club del 28 gennaio 2022, scade al 30 giugno 2026. Il messaggio è chiaro: o rinnovo con adeguamento, o scenario aperto. Il numero incide sui piani della Juve, che da mesi ragiona su durata e ingaggio. I segnali? Trattativa viva, ma serve una sintesi credibile tra ambizione e sostenibilità.
Capitolo Dybala. Alla Roma ha firmato nel luglio 2022 un contratto triennale (scadenza 2025) con opzioni e clausole comunicate solo in parte. A oggi non risultano dati ufficiali oltre il 2024 sulla durata precisa post-2025: senza un annuncio del club, l’incertezza resta. È il classico dossier da tenere sul desktop, perché l’impatto di Paulo, quando sta bene, sposta l’ago come pochi.
Robert Lewandowski ha un’intesa con il Barcellona fino al 2026 (annuncio Barça 2022). Il rendimento resta alto, ma la gestione dell’età e del monte ingaggi entra nel calcolo. In casi così, la scadenza non è solo una data: è uno strumento negoziale per ricalibrare ruolo e progetto.
Tra i “cardini” della Serie A, Lorenzo Pellegrini ha prolungato con la Roma nel 2021 fino al 2026. Mike Maignan ha firmato con il Milan nel 2021, anche lui con orizzonte 2026; il suo valore sportivo e di leadership lo rende centrale in ogni discussione di rinnovo. In Premier, Bernardo Silva ha esteso con il Manchester City nell’agosto 2023 fino al 2026; diverse testate hanno parlato di clausola rescissoria attiva, ma il club non ha divulgato termini ufficiali: trattiamo la notizia come “riportata”, non confermata.
Perché queste scadenze accendono i riflettori? Perché liberano leve. Una stella in scadenza porta il club a scegliere tra tre strade: prolungare, cedere prima, oppure rischiare l’addio gratis. La storia recente offre esempi solidi: Gündogan al Barça nel 2023, Skriniar al PSG, Messi al PSG nel 2021. Ogni volta, il valore non è solo nel cartellino risparmiato, ma nell’effetto domino su spogliatoi, salari, equilibrio tattico.
Un’avvertenza utile. Le scadenze ufficiali citate qui allineano comunicati di club tra 2021 e 2023 (Juventus, FC Barcelona, Manchester City, AC Milan, AS Roma). Opzioni unilaterali, bonus attivanti e clausole possono modificare il quadro senza preavviso pubblico. In assenza di nuove note ufficiali, parliamo di contratti “in scadenza a giugno” al 30/06/2026.
Da lettori e da tifosi, questo è il momento di osservare i dettagli: un’esultanza diversa, una frase in conferenza, un agente che riappare in tribuna. Le firme arrivano spesso all’improvviso, ma maturano in silenzio. Cosa conta davvero per un fuoriclasse in scadenza: la città, il progetto tecnico, o la promessa di un’ultima, grande notte europea?
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