Un rigore discusso, un gol cancellato e il VAR che non convince. Napoli-Verona resta appesa ai replay, più che al risultato finale.
Napoli-Verona rischia di diventare una di quelle partite che restano appese alla memoria non per il risultato, ma per quello che è successo intorno. Le polemiche arbitrali non nascono da sensazioni o letture di parte, ma da immagini che, a distanza di ore, continuano a raccontare una storia diversa rispetto alle decisioni prese in campo e al monitor VAR.
Due episodi su tutti. Due scelte che pesano. E un denominatore comune che rende il caso ancora più difficile da digerire: entrambi gli errori arrivano dopo revisione video.
Il primo snodo della partita arriva nel primo tempo, quando viene assegnato un rigore al Verona per un presunto tocco di mano di Buongiorno. L’interpretazione che ne fa sui social Calvarese è chiara: il difensore ha il braccio in posizione naturale, il pallone arriva da distanza ravvicinata e non c’è alcun movimento volontario verso la sfera se non un movimento incongruo dettato da un fallo di Valentini.
@napolicalcioliveofficial ‼️NAPOLI-VERONA: ERA DAVVERO RIGORE?! ‼️ L’episodio che ha avuto come protagonista Buongiorno sta continuando a far discutere! Voi siete d’accordo con l’analisi di Calvarese? 📹 @Claudio Mancini #Napoli #NapoliVerona #Buongiorno #rigore ♬ Inspiração – Leonardo Travensoli
Qui non si entra nemmeno nel campo delle interpretazioni “severe” del regolamento. Manca proprio il presupposto del fallo. Il VAR richiama l’arbitro, l’azione viene rivista più volte, eppure la decisione resta invariata. È questo che alimenta la polemica: non l’errore in tempo reale, ma l’errore confermato dopo aver visto le immagini.
Un rigore così, in una partita equilibrata, pesa come un macigno e lascia una sensazione di forzatura difficile da spiegare.
Il secondo episodio è ancora più netto. Il gol del Napoli viene annullato per un presunto tocco di mano di Rasmus Hojlund in fase di controllo. Anche in questo caso il VAR interviene, l’azione viene analizzata, e arriva la cancellazione della rete.
Ma i replay, ancora una volta, raccontano altro. Il pallone colpisce il petto, non la mano. Non c’è deviazione, non c’è aiuto irregolare, non c’è alcun frame che giustifichi la decisione presa.
Non a caso lo stesso Hojlund, nelle ore successive alla partita, ha iniziato a condividere sui social diversi video dell’azione incriminata, mostrando chiaramente come il pallone non tocchi mai il braccio. Un gesto che dice molto della sicurezza del calciatore e che aggiunge ulteriore peso alla contestazione.
Qui non siamo davanti a un episodio da “linea grigia”: le immagini smentiscono la decisione in modo netto.
Il problema, però, va oltre i singoli casi. Un rigore concesso senza presupposti reali e un gol annullato senza un tocco di mano. Entrambi dopo revisione VAR. Entrambi a sfavore del Napoli.
È questa somma che trasforma Napoli-Verona in un caso arbitrale destinato a durare. Perché quando il replay è disponibile, viene utilizzato e porta comunque a una scelta sbagliata, la polemica non è solo legittima: è inevitabile. Le immagini restano. E stavolta parlano più forte del fischietto.
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