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Nazionale

Mondiali 2026, non siamo ancora qualificati ma Buffon apre al boicottaggio: le sue parole

Scritto da
R.D.V.

Gianluigi Buffon, capo delegazione della Nazionale, a “Un giorno da Pecora” apre al tema boicottaggio Mondiali 2026.

La Nazionale non è ancora qualificata ai Mondiali 2026, ma intanto il dibattito si sposta su un terreno che esula dal campo. A rimetterlo al centro è Gianluigi Buffon, oggi capo delegazione dell’Italia, intervenuto a “Un giorno da Pecora” su Rai Radio1. Tema: l’ipotesi di un boicottaggio della Coppa del Mondo e, più in generale, l’idea che attorno al torneo possano esistere “problematiche” da valutare con serietà.

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Le parole riportate sono nette nel perimetro (e prudenti nelle conclusioni), perché non parlano di decisioni già prese: “È un dibattito che sicuramente va approfondito. In questo momento ci sono anche questo tipo di problematiche all’orizzonte”. Una frase che non annuncia rotture, ma riconosce che il tema esiste e merita un livello di discussione più alto della reazione istintiva.

Precedenti e peso reale di un boicottaggio: cosa dice la storia

Un boicottaggio sportivo, quando avviene davvero, ha sempre un doppio costo: simbolico (il messaggio politico/etico) e pratico (la rinuncia a una competizione, spesso irripetibile per un atleta o una generazione). Nel calcio i casi sono meno numerosi rispetto ad altri sport, ma un precedente importante esiste: nelle qualificazioni al Mondiale 1966 le nazionali africane protestarono contro il formato e l’allocazione dei posti, arrivando a un boicottaggio collettivo citato come svolta nel rapporto tra Africa e FIFA (si parla di 15 federazioni africane coinvolte). :

Il Mondiale 1978 in Argentina, invece, è ricordato per le campagne e le proteste internazionali legate al contesto politico del Paese ospitante: ci furono appelli al boicottaggio e iniziative pubbliche, ma senza un’uscita di massa dal torneo da parte delle nazionali qualificate.

Altrove, i numeri diventano più evidenti. Per le Olimpiadi di Mosca 1980 si parla di un boicottaggio a guida statunitense a cui aderirono oltre 60 Paesi (con forme diverse di partecipazione o rinuncia). Quattro anni dopo arrivò la risposta speculare: alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 il boicottaggio coinvolse 19 Paesi in totale (15 del blocco orientale guidati dall’URSS più altri quattro Paesi per ragioni proprie).

Dentro questo quadro, l’uscita di Buffon va letta per quello che è: un’apertura al tema, non una linea operativa. Ed è proprio questo che la rende rilevante: mettere il boicottaggio nella categoria delle opzioni “da studiare” significa trattarlo come una decisione che richiede informazioni verificabili, un confronto con istituzioni e governance del calcio, e una valutazione delle conseguenze su atleti, staff e tifosi. Ad oggi, non risultano annunci di delibere FIGC o percorsi formali già avviati: esiste una frase pubblica, pronunciata in radio, che accende un confronto.

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