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Quando il portiere è sempre più giocatore di movimento: l’Insolita follia di Flekken e non solo

Scritto da
Giancarlo Spinazzola

Un attimo di esitazione. Un tocco in più. E la scelta che divide: rilanciare lungo o osare un dribbling nella propria area. È la scena che fa trattenere il fiato a stadi interi, perché oggi anche il destino passa dai piedi del portiere.

Quando il portiere è sempre più giocatore di movimento: l’Insolita follia di Flekken e non solo (Ansa Foto) – SerieAnews

Nel calcio di vertice, il portiere non è più visto solo come un semplice guardiano della porta ma assume il ruolo di un vero e proprio regista arretrato. La costruzione dal basso inizia proprio dai suoi piedi, una strategia sempre più richiesta dagli allenatori e confermata dai report tecnici UEFA, che vedono nel numero uno il primo playmaker della squadra. Tuttavia, questa evoluzione porta con sé dei rischi: il pressing alto degli avversari è una minaccia costante e l’errore non è mai troppo lontano.

Esempi di ciò non mancano, come dimostrano le prestazioni di Donnarumma contro il Real Madrid in Champions League nel 2022, o di Alisson contro il Manchester City nel 2021, entrambi protagonisti di errori che hanno avuto un impatto significativo sul risultato delle loro partite. Nonostante ciò, la tendenza a impostare il gioco dal basso non sembra arrestarsi, data l’enorme vantaggio strategico che può comportare: attirare su di sé la pressione avversaria per liberare un compagno o superare una linea di pressing con un singolo passaggio.

Il momento cruciale si verifica quando, con la squadra in vantaggio di un gol, il portiere si trova a dover decidere se optare per un rilancio lungo o tentare un dribbling per eludere l’attaccante avversario. Questa scelta può trasformarsi in un errore fatale se il pallone viene trattenuto troppo a lungo, permettendo agli avversari di recuperare posizione e intercettare il passaggio.

Portiere-regista: il caso di Flekken in Champions League

Portiere-regista: il caso di Flekken in Champions League (Ansa Foto) – SerieAnews

È importante fare chiarezza su un episodio che ha suscitato diverse reazioni sui social, che ha visto protagonista Mark Flekken del Bayer Leverkusen in Champions League. Palla al piede, l’olandese ha tentato il dribbling su Woltemade. Ebbene, l’attaccante del Newcastle gli ha soffiato il pallone ed il portiere non ha potuto far altro che abbatterlo.

Risultato? Calcio di rigore e rete di Gordon dal dischetto. Questo episodio sottolinea una realtà tecnica ricorrente nel calcio moderno. Da esso possiamo trarre tre insegnamenti fondamentali: l’importanza della visione di gioco prima ancora di ricevere il pallone, la necessità di una soglia decisionale chiara per evitare indecisioni fatali e l’uso preferenziale del piede più abile sotto pressione.

Questi principi, uniti alla consapevolezza del contesto di gioco e alla lettura attenta delle situazioni, delineano la sottile linea tra audacia e imprudenza. Portieri come Neuer, Ederson e Maignan hanno dimostrato che è possibile elevare il ruolo del portiere grazie a questa audacia, purché sia esercitata con giudizio.

La domanda che rimane aperta è: di fronte a un portiere che osa un dribbling audace o opta per un rilancio più sicuro, da che parte ti troverai? La risposta potrebbe risiedere nell’istante che precede la decisione, un momento in cui il gioco si ferma, e tutto è sospeso nelle mani e nei piedi del portiere.

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