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Serie A

La notte magica dell’Inter: dal ritiro all’abbraccio del Duomo

Scritto da
Aldo Franceschini
L’inter celebra la vittoria dello scudetto (foto ansa)

Una notte che unisce ieri e domani: l’Inter lascia lo stadio, stringe il suo rito allo Sheraton e poi si mescola alla città, fino all’abbraccio caldo del Duomo. Tra cori, occhiali “veloci” e una torta bianca, Milano ha visto ancora una volta la squadra e la sua gente riconoscersi allo stesso sguardo.

Dal ritiro alla sala privata: un rito che si ripete

La cronaca comincia a un chilometro da San Siro. All’Sheraton San Siro, l’hotel che il mondo del calciomercato conosce bene, l’Inter si ritrova al completo. La partita con il Parma è alle spalle, il nuovo tricolore è sul petto. La scena è familiare, quasi un segnalibro: due stagioni fa qui nacque la seconda stella. Oggi i titoli sono 21, ma il copione dell’appartenenza resta identico.

Il primo a varcare l’ingresso è Javier Zanetti

poco dopo mezzanotte. Erano circa le 00.15 e Cristian Chivu stava ancora parlando con il suo staff. Poi sfilano i dirigenti: Beppe Marotta, Piero Ausilio, Dario Baccin. C’è anche la rappresentanza della proprietà Oaktree con Katherine Ralph, membro del CdA. La porta girevole macina abbracci, pacche sulle spalle, sorrisi stanchi.

Intanto, il bus nerazzurro è arrivato scortato dal suo storico autista

Sulla pedana, Federico Dimarco fa il capopopolo. Bussa sui vetri, urla, indica il centro. Sui social ha già lanciato il messaggio: raduno in Duomo. Accanto a lui, Marcus Thuram gioca con l’estetica della notte: occhiali “veloci”, un’aria da club techno, un tocco “Ritorno al Futuro” che rende tutto più leggero.

L’abbraccio del Duomo e i volti della festa

La città, nel frattempo, si è già messa comoda. Dopo le 2, come promesso, Dimarco e Thuram si affacciano dalla Terrazza 21. Cambia l’anno, non cambia il balcone che diventa palco. Con loro c’è il re della notte, Lautaro, che saluta e sorride come chi sa riconoscere il lavoro prima della gloria. Nel gruppo spunta anche “Pio”: senza indicazioni ufficiali, l’identità precisa non è confermata.

C’è un dettaglio che racconta bene il senso di questa notte

Lo “scudettone” con il numero 21, lo stesso passato di mano in mano sul prato poche ore prima, lascia lo Sheraton San Siro tra le braccia del segretario generale Cristiano Mozzillo. La destinazione finale non è indicata. Si ipotizza una nuova comparsa il 17, giorno fissato per la consegna della Coppa e per il bus scoperto in giro per Milano: la data è stata comunicata in via interna e potrà subire variazioni logistiche. La squadra ha gestito la festa con tempi stretti, presenze misurate, riti chiari. Il club ha mostrato continuità e organizzazione. La città ha risposto con il suo abbraccio largo, quello che parte dal sagrato e sale sulle guglie. Sono coordinate note, ma hanno ancora il brivido della prima volta.

A guardarli da sotto, quei saluti dalla Terrazza 21 hanno un suono semplice

Siamo qui, tutti insieme, ancora. E domani? Domani tocca tornare alla normalità, che per chi ama il calcio è sempre una promessa: ritrovarsi, riconoscersi, ripartire. In fondo, quante notti così può contenere una città come Milano senza smettere di sorprendersi?

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