Il calendario è la prima carezza della nuova stagione: scorre tra weekend attesi e serate d’estate che diventano autunno, promette storie e rivalità. Qui trovi orari, anticipi, posticipi e i turni infrasettimanali della Serie A 2026/2027 spiegati con chiarezza, senza togliere il gusto dell’attesa.
La Serie A 2026/2027 riparte con la solita certezza: 20 squadre, 38 giornate, andata e ritorno. Il calendario asimmetrico resta lo standard: il girone di ritorno non replica l’ordine dell’andata. Serve a gestire meglio gli impegni europei, la sicurezza e i grandi eventi cittadini.
Al momento della stesura, il calendario ufficiale non è ancora pubblicato. La Lega di solito lo diffonde a luglio: fino ad allora, alcune date sono indicazioni e non fatti. Possiamo comunque fissare i paletti. L’avvio cade tra fine agosto e inizio settembre, l’epilogo a fine maggio. Sono previste quattro pause per le nazionali (settembre, ottobre, novembre e marzo), con il campionato che si ferma nel weekend. Possibile una breve sosta tra fine dicembre e inizio gennaio: la conferma arriverà con il comunicato ufficiale.
Il ritmo si costruisce incastrando le coppe: martedì-mercoledì le competizioni UEFA, il giovedì l’Europa League/Conference. Qui nascono molti posticipi al lunedì, così da dare un giorno in più a chi rientra dall’Europa. Non mancheranno almeno due turni infrasettimanali: uno in autunno, l’altro in primavera. Sono serate che cambiano l’aria del campionato, con rotazioni, sorprese e stanchezze che pesano.
Gli orari? La griglia definitiva dipende dagli accordi TV e dalla Lega, ma le fasce orarie tipiche restano riconoscibili: sabato sera, domenica all’ora di pranzo (il classico 12:30), pomeriggio e prime time, più un anticipo al venerdì e un posticipo al lunedì. In estate o in caso di caldo intenso, si evita il primo pomeriggio. Nei mesi freddi, si estende la sera. La scelta non è solo televisiva: conta il comfort degli stadi, l’ordine pubblico, persino la qualità del manto erboso.
Qui il calendario diventa racconto. I grandi match spesso “migrano”: un derby può finire al sabato sera per ragioni di sicurezza; una squadra reduce da un giovedì europeo trova il suo spazio al lunedì; una sfida salvezza diventa il centro della domenica a pranzo per parlare a un pubblico diverso. La logica è semplice: dare respiro, aumentare la visibilità, tenere la stagione compatta.
Un esempio concreto: se una squadra gioca in trasferta in Europa il giovedì, è frequente vederla in campo il lunedì, ore 20:45, con orari allineati alla programmazione serale. Oppure, in un turno infrasettimanale, le 18:30 e le 20:45 creano una doppia finestra che distribuisce l’attenzione e riduce le sovrapposizioni. Quando arriva il maltempo, si preferiscono slot diurni nelle città più fredde; a settembre, per il caldo, si alza l’asticella verso il tardo pomeriggio.
Sul fronte regolamento, niente rivoluzioni annunciate: confermato il VAR, calendario asimmetrico e criteri consolidati per la composizione dei turni (niente derby alla prima e all’ultima, distribuzione equilibrata dei big match, alternanza casa/trasferta per le città con due club quando necessario). In assenza di comunicazioni diverse, è questa la cornice affidabile.
A questo punto la domanda è pratica: come ci si organizza? C’è chi segna già i potenziali weekend “caldi” (derby, classiche, scontri salvezza di primavera) e chi aspetta gli anticipi e posticipi ufficiali per prenotare treni e alberghi. Il calendario, più che un elenco di date, è una mappa dell’umore: sposta cene, allunga pomeriggi, accende notti. Quando uscirà la versione definitiva, non sarà solo un file da scaricare. Sarà il promemoria di dove vogliamo essere, con chi, e alle quante. E tu, in quale orario ti senti più te stesso tifoso: all’ora di pranzo, o sotto le luci del lunedì sera?
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