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Rinnovi in vista per la Roma: Friedkin dice sì a Dybala e Celik, Mancini a un passo dal rinnovo. Pellegrini in attesa di dettagli finali

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Trigoria ha quell’aria di cose che stanno per succedere: luci accese fino a tardi, telefoni bollenti, sorrisi misurati. Mentre fuori i tifosi aspettano un segnale, dentro la Roma si lavora per blindare il presente e dargli un futuro. E i nomi non sono secondari.

Cominciamo dall’ovvio: quando una società investe sui suoi leader, manda un messaggio a tutta la squadra. In queste ore filtra un orientamento chiaro. La proprietà Friedkin ha dato il via libera ai dossier più sensibili. Il club vuole proteggere asset tecnici e identitari. Non c’è retorica, c’è programmazione.

La strategia della Roma, tra continuità e scelte mirate

Il piano è sobrio. Nessuna corsa agli annunci, ma passaggi ordinati. Si lavora con l’area sportiva e con Daniele De Rossi per allineare progetti e ruoli. L’idea è mettere in sicurezza i punti cardine e dare a Trigoria un orizzonte stabile. In questo perimetro, due sì pesano più di altri: quello per Paulo Dybala e quello per Zeki Çelik. Non ci sono comunicati ufficiali su cifre o scadenze, ma l’indirizzo è definito: prolungare e adeguare dove serve, senza forzature. Obiettivo: valorizzare contributo tecnico e sostenibilità economica.

La scelta su Dybala parla da sola. Parliamo di un giocatore che nella scorsa stagione è andato in doppia cifra in campionato, che alza la qualità degli ultimi trenta metri e che migliora i compagni. Proteggere il suo contratto significa proteggere le idee offensive della squadra. I dettagli su clausole o durata non sono noti; il club li tiene riservati e finché non ci saranno firme vale la prudenza.

Su Çelik il ragionamento è lineare. È cresciuto nella seconda parte di stagione, ha dato equilibrio a destra e ha mostrato duttilità quando è servito coprire in fase difensiva. Un profilo affidabile, con margini e costo sostenibile. Il rinnovo qui ha il sapore della continuità intelligente.

Mancini e Pellegrini, l’ossatura italiana

Arriviamo al cuore. Anche Gianluca Mancini è vicinissimo al rinnovo. La sensazione, condivisa a Trigoria, è che manchi davvero poco. Il centrale ha tenuto in piedi partite sporche, ha segnato il gol che ha deciso il derby di aprile e ha mostrato leadership quando serviva asciugare la gara. La trattativa, raccontano, si gioca su bonus legati a presenze e risultati, oltre a una durata che tuteli entrambe le parti. Nessuna ufficialità, ma c’è ottimismo concreto.

Capitolo Lorenzo Pellegrini. Qui il quadro è diverso, non per volontà ma per meccanica. Il capitano ha un peso tecnico ed emotivo unico. Le discussioni sono su “dettagli finali”: modalità di adeguamento, incentivi alla prestazione, possibili opzioni sulla scadenza. Null’altro. Nessun braccio di ferro, solo precisione. Questo spiega i tempi leggermente più lunghi. E spiega anche perché, nonostante tutto, filtri fiducia.

Perché contano questi passi? Perché danno spessore a un’idea di squadra. Metti insieme Dybala, Mancini, Pellegrini e un titolare funzionale come Çelik e ottieni un’ossatura. Aggiungi il lavoro quotidiano di De Rossi, l’allineamento con la proprietà Friedkin, e hai una linea: identità, qualità, continuità.

C’è anche un dato semplice che aiuta a leggere il presente. Nelle ultime due stagioni, la Roma ha costruito i suoi picchi sulle giocate dei suoi riferimenti: i gol pesanti di Mancini, le rifiniture di Dybala, la regia emotiva di Pellegrini. Il mercato può aggiungere, ma non sostituisce questa alchimia.

Poi, certo, ci sono i margini dell’imprevisto. Finché non arrivano le firme, è corretto tenere una finestra aperta alla cautela. Ma il sentiero è tracciato. E mentre la città si prepara a un’altra stagione a cuore alto, la domanda resta semplice: quanto vale, oggi, blindare non solo i contratti, ma la memoria condivisa di uno spogliatoio?

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