Una porta che si apre a Trigoria, l’odore dell’erba bagnata la mattina presto, il brusio dei ragazzi in fila con lo sguardo dritto: la Roma rimette al centro il proprio vivaio. Non è solo un annuncio, è una scelta di rotta.
Roma vive di talenti cresciuti in casa. Il quartiere racconta, il campo conferma. Quando il capitano si chiama Lorenzo Pellegrini e l’allenatore risponde a Daniele De Rossi, l’idea di “casa” pesa. Il vivaio giallorosso ha insegnato questo per generazioni: l’identità vale quanto un dribbling riuscito. Eppure, mantenere la linea non è semplice. Serve un timoniere.
Negli ultimi anni il club ha investito su metodo, strutture e relazioni con le scuole calcio del territorio. Trigoria, al Fulvio Bernardini, è un laboratorio continuo: staff dedicati, percorsi divisi per età, attenzione a studio e crescita personale. Ma c’è un passaggio che cambia il ritmo. Un nome che chiama responsabilità. Un profilo che unisce rete, visione e disciplina.
Oggi la Roma ufficializza la mossa attesa: Margiotta è il nuovo responsabile del settore giovanile. Il dirigente ha firmato un contratto triennale con opzione per altre due stagioni sportive. Durata, dunque, e continuità. Il club non ha diffuso cifre, né tutti i dettagli operativi; la direzione però è chiara. Stabilità, filiera unica, lavoro integrato con la prima squadra.
Cosa significa, in pratica? Significa impostare una linea tecnica unica dalla Under 18 alla Primavera, coordinare lo scouting tra Roma, Lazio e aree chiave del Centro-Sud, stringere il patto con le scuole calcio affiliate, potenziare dati e video per leggere prima gli indizi di talento. Sono compiti tipici del ruolo; sulla composizione degli staff e sul budget non ci sono, al momento, indicazioni ufficiali.
E qui il passato parla. La Roma ha prodotto negli anni profili che oggi incidono in Serie A ed Europa: oltre a Pellegrini e De Rossi, pensiamo ad Alessandro Florenzi, a Davide Frattesi cresciuto in giallorosso, a Gianluca Scamacca passato dal vivaio capitolino. Il messaggio è semplice: il settore giovanile non è un orpello, è un asset. Dopo un periodo di transizione, serviva una figura che stringesse le viti e rimettesse pressione buona sul sistema.
Contano i tempi. Tre anni, più due di opzione, costruiscono un orizzonte. Il vivaio non produce per magia: serve programmazione, diagnosi precoce degli errori, coraggio nelle scelte. Contano anche le connessioni. Un responsabile solido può accorciare la distanza tra Primavera e prima squadra, pianificare i prestiti, definire tappe chiare. In una piazza che pretende, l’ordine è un atto d’amore.
Ci aspettiamo micro-obiettivi misurabili: minutaggi interni per i 2007–2009, protocolli condivisi su prevenzione infortuni, calendario stabile di amichevoli di livello, più osservatori nelle categorie U14–U16 dove si decide la tecnica di base. Qui si vince con dettagli visibili: qualità del primo controllo, postura corpo, lettura spazi. Non servono slogan. Serve metodo.
L’energia, però, fa la differenza. La vedo in quelle mattine di dicembre, quando i ragazzi arrivano con i guanti, le mani gelate e una fame che si sente anche da bordo campo. Se il nuovo Responsabile del vivaio riuscirà a trasformare quella fame in percorso, allora il futuro parlerà romano con naturalezza.
Intanto, a Trigoria una porta si è appena richiusa dietro l’ultimo che entra. Silenzio, fischio, palla che rotola. Da dove riparte un sogno se non da qui?
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