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Calcio Internazionale

Premier League, Guardiola insiste: “Questo calendario ucciderà i giocatori”

Scritto da
Giovanni Cardarello

GUARDIOLA – Il calendario fitto di impegni anche nel periodo natalizio “ucciderà i giocatori”. Pep Guardiola non si dà pace e, dopo l’ennesimo problema fisico di un suo giocatore, usa termini ancora più duri per lanciare l’allarme. Già nei giorni scorsi, dopo gli infortuni di Kevin De Bruyne e Gabriel Jesus. Il tecnico del Manchester City aveva definito “un disastro” il calendario del calcio inglese nel periodo di Natale.

LA POLEMICA DEL PEP

L’allenatore catalano, che con i ‘Citizens’ guida la classifica della Premier League, rincara la dose dopo la vittoria in campionato contro il Watford per 3-1. La decima partita in un mese della sua squadra si è chiusa con un altro infortunio, quello di Kyle Walker. “So che qui in Inghilterra lo spettacolo deve continuare. Ma questo non è normale”. “Così stiamo uccidendo i giocatori. Che giocano 11 mesi di fila. I giocatori vanno protetti. Dobbiamo pensare a loro come a degli artisti. So che questa cosa non cambierà, ma perché? La vita andrà avanti anche senza giocare ogni due giorni, non succederà nulla”, è il pensiero del tecnico.  “Si può giocare ogni tre o quattro giorni, ma non ogni due giorni perché alla fine succede che ci si infortuna come è successo a Kyle Walker o ieri con altri giocatori. Non voglio dire che bisogna rinunciare all’emozione del Boxing Day che la gente può guardare a casa in tutto il mondo”.

RAZIONALIZZARE IL CALENDARIO

“Ma – conclude Guardiola non puoi giocare una partita dura a mezzogiorno al Selhurst Park, lo stadio del Crystal Palace, tornare, festeggiare il capodanno e andare di nuovo in campo due giorni dopo”. Guardiola rimarca poi la differenza fra il calcio e altri sport, dove comunque gli infortuni sono all’ordine del giorno: “E’ impossibile recuperare 48 ore dopo una partita. Questo non è il basket o il tennis, dove puoi giocare ogni giorno, nel calcio i giocatori hanno bisogno di recuperare. La tradizione è tradizione, ma bisogna riflettere su questa cosa per il bene dei giocatori: loro sono gli artisti -conclude-, il motivo per cui tutti noi siamo qui”.

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