Dopo la partita di Champions del 2018 Real Madrid-Juventus, l’arbitro Oliver dovette trasferire la famiglia. A raccontarlo è il collega Clattenburg che ricorda la vicenda
Tra le partite rimaste nella storia recente, c’è sicuramente Real Madrid–Juventus, la gara della diatriba Oliver–Buffon. Correva l’anno 2018 e i bianconeri di Allegri erano in piena lotta per arrivare, nuovamente, in fondo alla competizione, dopo una pazzesca rimonta proprio sul Real. Quasi a fine gara, però, ecco l’episodio a dir poco dubbio con la concezione di un calcio di rigore alle Merengues e la rete che eliminò i bianconeri.
L’episodio scatenò l’ira di tutta la squadra italiana, in particolare di Gianluigi Buffon il quale, sul campo ma anche fuori, ai microfoni, usò parole pesanti nei confronti del fischietto inglese. Il portiere tirò fuori anche la ‘poca sensibilità’ del direttore di gara, reo di aver infranto un sogno (la possibile ultima finale di Champions League in carriera per il numero 1 bianconero). Si scrisse molto sulla vicenda e la satira non risparmiò nessuno.
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Adesso, infatti, è spuntato fuori anche un retroscena certamente inquietante. A raccontarlo, è il ‘collega’ di Oliver, Mark Clattenburg. L’ex arbitro inglese non si è fatto scrupoli, attraverso le colonne del ‘Daily Mail’, a raccontare meglio quanto accaduto al fischietto di Real Madrid-Juventus, parlando in generale di quanto possa essere difficile la vita dei direttori di gara.
“Io ho subito minacce nel corso della mia carriera – ha ammesso, con parole dure, chiare e dirette, Clattenburg -, non solo nei miei confronti, ma anche verso le persone a me più care. Nonostante la denuncia alla Polizia, considerando l’anonimato, nessuno è stato preso e condannato. Ora addirittura più facile essere raggiunti, attraverso i social media, vendendosi recapitare frasi da brividi”.
Non solo, il suo racconto è proseguito proprio parlando del più giovane collega: “Conosco Mike (Oliver ndr) da circa 15 anni, ragazzo eccezionale, di quelli che vorresti sempre vicino a te. Ha dovuto trasferire la sua famiglia da casa dopo la partita in cui la Juventus venne eliminata dalla Champions League dal Real Madrid nel 2018. È una cosa sbagliata, ormai comandano i social media”.
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Nell’era dei social, in molti casi ci si lascia addirittura andare ad accuse pesanti, fino ad arrivare a minacce per il diretto interessato e la propria famiglia. Non conoscendo chi si nasconde dietro tali parole (lo schermo rende tutti più forti), non mancano le occasioni nelle quali si è costretti a cambiare le proprie abitudini per il bene personale e dei familiari. Un vero e proprio gioco al massacro e questo non è più da considerare calcio.
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