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Napoli

L’errore di De Laurentiis con Ancelotti e Giuntoli

Scritto da
Marco Giordano

De Laurentiis ha il rimpianto di Ancelotti: non del tecnico in sé, ma di quello che la sua gestione doveva rappresentare

Il peccato originale ha una data: il 23 maggio 2018. Stiamo parlando del giorno dell’ufficialità di Carlo Ancelotti a Napoli. Quel giorno si creò la frattura. La storia è nota: il ds Giuntoli non voleva Ancelotti, Ancelotti non voleva che si continuasse col ciclo di Sarri, De Laurentiis non ha ascoltato nessuno dei due ed è andato avanti, mantenendo Giuntoli, Ancelotti ed il ciclo.

Il risultato è quello che si è visto ieri a Bergamo, con il ringhio di Gattuso che si è trasformato in quello di un micetto spaurito (quel “Potevamo prenderne 5” resta inciso nella storia delle dichiarazioni profondamente evitabili, visto che sei al Napoli e non all’Ofi Creta), minato da confusione ed assenza di fiducia.

Il peccato originale, quello del 23 maggio 2018, doveva esser evitato costruendo qualcosa di diverso: mandare via subito Giuntoli, dirigente che opera all’italiana, un uomo che ha dimostrato di voler esser accentratore senza avere la forza di seguire la mission aziendale e senza avere il giusto spessore internazionale per un club come il Napoli.

Dare, poi, a Carlo Ancelotti quella carta bianca supportata però dalla forte presenza societaria: limitare gli ingressi del clan di don Carlo, ma consentirgli di avere quel potere che conferisse spessore internazionale al Napoli, con uomini come Micheli e Mantovani (risorse interne molto depotenziate dall’attuale gestione dell’area tecnica) che seguissero i migliori talenti internazionali e li portassero all’attenzione del club.

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Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli (Getty Images)

Ancelotti e Giuntoli: quello che doveva essere e non è stato

Il Napoli doveva avere rispetto di se stesso, della sua dimensione, della sua mission. Crescere senza avere la pretesa di vincere, facendo player-trading, cercando di avere ancora più spessore internazionale. Magari strappando alle big continentali quei giocatori scontenti o meno utilizzati, per poi affiancargli i migliori prospetti possibili.

Giuntoli è un buon dirigente, ma si è mostrato totalmente inadeguato per questo tipo di visione, anche perché un difensore può trovare qualche gol, ma non è un bomber. Un bomber può fare qualche buon tackle, ma nella sua area di rigore è un pericolo piuttosto serio se si trova uno contro uno.

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I rimpianti per la gestione Ancelotti si condensano in tutto questo che poteva essere e non è stato. Ora, De Laurentiis vorrebbe riproporre questo modello con Benitez alla guida: questo è chiaro a tutti. Il nome di Rafa è potenzialmente tra quelli giusti: sta di fatto che De Laurentiis ora sa benissimo che non può sbagliare.

Partendo dalla tabula rasa che deve fare dell’area tecnica e di quel modello che si è imposto a casa sua e che è distante anni luce dalla ricerca dei nuovi Haaland o Reynolds che il Napoli dovrebbe fare ogni giorno della sua vita. Senza giri di procuratori, senza pezze a colori.

Niente contro Politano o Petagna: sono ottimi giocatori. Nella mission del Napoli, però, sono profili che non dovranno mai più trovare spazio, se si vuol mantenere il rispetto a quello che è il grande progetto del Napoli di Aurelio De Laurentiis.

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