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Raspadori, De Zerbi e la voglia di credere nel talento

Scritto da
Marco Giordano

Fioccano gli 8 in pagella ed i paragoni illustri: senza De Zerbi e la speranza di un calcio migliore oggi non parleremmo di Raspadori

Un gol fatto, uno propiziato, il senso della posizione, dell’esser lì quando serve. Giacomo Raspadori si è preso elogi e copertine: poco conta che quella contro la Lituania fosse meno probante di un’amichevole, che il livello dei baltici è talmente basso che farebbero fatica a salvarsi nella nostra Serie C. La Nazionale aveva bisogno di certificare il suo talento, il ct Mancini ha dimostrato a tutti che la scelta di portarlo all’Europeo è stata giusta, perché l’attaccante del Sassuolo sarà uno dei perni del post-Qatar 2022.

Resta un interrogativo: senza la capacità di Roberto De Zerbi di credere in Rapsadori, di lanciare questo ragazzo senza spiccati qualità fisiche o tenciche, oggi staremmo parlando di 8 in pagella, di prime pagine e così via? No. “Un attaccante deve sapere un attimo prima cosa accadrà dopo. Se Raspadori migliora in questo diventa forte, forte, forte”: De Zerbi pronunciò queste parole lo scorso aprile, il gol del 3-0 lo si può immaginare come un manifesto di questo step fatto dall’attaccante emiliano.

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Roberto Mancini (Getty Images)

Mancini ‘scarica la responsabilità’: c’è poco da coccolare

Credere nelle capacità di un calciatore non è semplice: anche perché, come dimostra la pochezza nelle varie under, ci sono pochissimi tecnici in grado di leggere le abilità non legate a caratteristiche evidenti. De Zerbi ha tirato fuori dal cilindro Raspadori e gli ha consentito di crescere, tutelato e spronato in un ambiente dove ha potuto trovare il suo upgrade. Ora, però, le cose cambiano.

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Subito dopo il match, Roberto Mancini ha chiarito che il futuro di Kean e Raspadori dipende da loro. Giusto: il grande calcio non aspetta. I classe ’99 e 2000 non sono giovani. Devono esser pronti, avere astuzia e personalità, la stessa che De Zerbi ha provato a tirar fuori dal suo talentino ai tempi neroverdi. Un’ultima ed esaustiva frase del tecnico bresciano spiega tutto: “Dopo una gara, gli ho detto che una sera saremmo dovuti andare a rubare portafogli, per fargli capire che è un ragazzo bravissimo e certe volte non malizioso”. Quella capacità di furto nell’area di rigore è la stessa che consentirà a Raspadori di avere un grande avvenire.

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