Donnarumma: “Spero non ci siano fischi”. Gigio, non è così: i fischi saranno inevitabili, perché la passione è stata tradita
“Sono emozionato per il ritorno a Milano, spero non ci siano fischi anche perché abbiamo bisogno del pubblico per questo impegno importante”: le parole in conferenza stampa, sono quasi sempre vuote. Sono formali e noiose. Quasi evitabili. Lo stesso sapore hanno queste parole pronunciate da Gigio Donnarumma prima della semifinale di Nations League contro la Spagna di questa sera.
Anche perché avrebbe dovuto ammettere, da tifoso del Milan, quale si è sempre dichiarato, che il Gigio supporter rossonero sarebbe stato il primo a fischiare il Donnarumma che ritorna a Milano, anche se da portiere della Nazionale. Perché Gigio sa che è la sua passione a trasformare il Donnarumma professionista nella star strapagata che rappresenta. Gigio tifoso è consapevole che sono i suoi sacrifici a spianare la strada dell’immensa popolarità di cui godono i vari Donnarumma che baciano stemmi, che dichiarano amori più o meno eterni per poi abbracciare altre vie.
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Partiamo da un fondamento ineludibile: le minacce, gli striscioni che sfociano in qualcosa che già solo che presuppongano l’idea di una violenza sono da condannare senza se e senza ma. Stiamo vivendo la piaga del razzismo e dobbiamo liberare il calcio da certi toni, altrimenti non ne usciamo. Uno stadio, per fortuna, non è un teatro: ed il dissenso può esser civile, ma forte, sentito. Quasi sprezzante, come può esser la passione di un amore tradito.
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Resta da capire se in un calcio che ci vuol trasformare tutti in clienti, a Donnarumma importi qualcosa di questi fischi. Forse no. Sarebbe bello se sentisse dentro di sé montare un sentimento forte, un’emozione vera per quello che ha provocato il suo addio. Restituirebbe al calcio un po’ dei suoi antichi valori: anche perché significherebbe che non tutto è perso.
Che non tutto è Superlega o affini. In Inghilterra o in Germania, dove gli stadi sono sempre pieni, con l’ingrediente principale che è rappresentato dal senso di identificazione. Lo stesso che c’è in Francia, anche se in alcuni casi ha portato a curve esagitate. Nessuna comprensione per chi va oltre nei comportamenti, ma spegnere quei fischi, significherebbe accelerare quel percorso da tifoso a cliente che è la morte del calcio.
Chissà se a Donnarumma tutto questo sarà chiaro questa sera.
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