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Squadra da scudetto, tifo da retrocessione: che succede a Napoli

Scritto da
Mirko Calemme

Il Napoli di Spalletti vola, ma il tifo del Maradona è desolante. Che sta accadendo a Fuorigrotta?

Il Napoli è tornato a far sognare la sua città. Nove vittorie e un pareggio in dieci giornate raccontano una squadra che sta sfiorando la perfezione, che sembra aver finalmente superato i suoi difetti tattici e mentali. Più che i gol fatti (22) che in fondo non sono quasi mai mancati, a impressionare sono quelli subiti, solo tre. La seconda miglior difesa, quella del Milan, ne ha presi il triplo.

Gli azzurri non sono un fuoco di paglia. Da febbraio scorso hanno perso solo una partita, hanno fondamenta solide e con Spalletti possono, devono sognare il tricolore. L’entusiasmo c’è, dunque. Ma non si vede. Chi ha assistito ai match interni dei partenopei sa di cosa parlo. Lo stadio Maradona, da catino infernale famoso in mezzo mondo per la sua passione, è diventato un teatro. Semivuoto, tra l’altro.

Col Bologna erano appena 20.000 i silenziosissimi tifosi presenti a Fuorigrotta, capaci di farsi sentire solo per gridare l’irritante “merda” al rinvio del portiere avversario. Uno spettacolo desolante, in totale antitesi con quello che sta offrendo la grande squadra allestita da De Laurentiis. C’è un abisso tra il silenzio del Maradona e le scene d’entusiasmo che offrono San Siro, l’Olimpico, il vicino Arechi, il vicinissimo Palabarbuto, che è nello stesso quartiere del Maradona e ha vissuto una bolgia durante il match vinto con la Virtus Bologna. In tutti questi luoghi, il tifo è permesso.

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Il Napoli esulta al Maradona (Getty Images)

Napoli, l’unica soluzione per riportare il tifo al Maradona

Che succede, dunque? Non si può, innanzitutto, non tenere in conto il rapporto tra la città e De Laurentiis. Il patron azzurro ha meriti straordinari dal punto di vista sportivo, ma non è mai riuscito a creare una relazione solida con la totalità della tifoseria. Trasformare il tifoso in cliente ha come conseguenza il venir meno del sostegno incondizionato, della passione che non ascolta ragioni. E, per questo, in tanti hanno perso la voglia di fare sacrifici economici e di tempo preferendo il divano di casa al caos dei parcheggi, alle file interminabili, al freddo.

C’è poi l’annosa questione del tifo organizzato. Il regolamento d’uso e le telecamere di ultima generazione installate con le Universiadi hanno permesso di infliggere sanzioni a pioggia nei confronti di chi non rispettava il posto assegnato o di chi non indossava correttamente la mascherina. Multe da 150 euro a salire. 

I gruppi organizzati si sono visti quindi costretti ad abbandonare le loro gradinate, rendendo il Maradona l’unico stadio d’Italia nel quale il tifo è assente. Impossibile lanciare cori se il biglietto impone di essere a varie file di distanza. E una soluzione, al momento, non c’è. L’unico modo per trovarla sarebbe un tavolo con Questura, SSC Napoli, Comune e ultras.

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Il compromesso potrebbe essere una standing area, che non vuol dire di certo “zona franca”. Istituire una parte della curva nella quale è possibile fare il tifo in piedi, rispettando le regole, è possibile. Funziona in Bundesliga (l’Allianz Arena del Bayern ha 15.794 posti di questo tipo nel South Stand e 6.658 nel North), si sta rivalutando in Premier League (l’Anfield sta lentamente cambiando) e in Italia c’è già chi l’ha lanciata, come ad Avellino

La tecnologia permetterebbe di punire individualmente chi non rispetterà gli accordi, tutelando tutti gli altri. Non è utopia, basterebbe soltanto volerlo. Lo stadio che porta il nome di Diego Armando Maradona non può trasformarsi in un salotto apatico. Il paradosso è durato già troppo.

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