Ibrahimovic a poche ore dall’uscita di ‘Adrenalina’ ha parlato del suo rapporto con Moggi e di Calciopoli: “Quegli scudetti sono nostri’
A poche ore dall’uscita del suo nuovo libro, ‘Adrenalina’, Zlatan Ibrahimovic ha raccontato molto della sua storia al ‘Corriere della Sera’. Lo svedese, mai banale, ha parlato pure del suo rapporto con Moggi e di ‘Calciopoli’.
L’attaccante ha detto di pensare in slavo quando è in campo poiché lo svedese è una lingua troppo gentile. I modi di fare scandinavi li riserva per la casa e la famiglia.
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Zlatan Ibrahimovic è tornato sul passato e sul suo passaggio alla Juventus. Un’esperienza che gli è servita per diversi aspetti. Un’esperienza che gli ha consentito di conoscere Luciano Moggi e vivere soprattutto l’inchiesta denominata ‘Calciopoli’, che ha scosso l’Italia alla vigilia del Mondiale del 2006: “Con me è stato il top. Quegli scudetti li abbiamo vinti, non ce li può togliere nessuno. Perché non si possono cancellare sudore, fatica, sofferenza, infortuni e gol. Quando mi dicono che ho vinto undici scudetti, li correggo: sono tredici. Moggi incuteva soggezione, non a me. Come Berlusconi“.
A questo punto ha raccontato anche un aneddoto sul Cavaliere: “Una persona troppo simpatica. Un giorno, in tribuna, a San Siro, mi dice di scalare di un posto perché sta arrivando una persona molto importante. Insieme a me, scala anche Galliani. Arriva una donna bellissima, su dei tacchi impressionanti. Berlusconi a quel punto mi strizza l’occhio e mi dice: ‘Persona molto importante…’. Forse per lui lo era davvero”.
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Ha inoltre raccontato che l’allenatore che lo ha cambiato è stato Capello: “Mi ha insegnato a pensare al gol. Mi ha massacrato continuamente. Ho conosciuto un uomo molto duro. Il primo giorno, dopo la conferenza stampa, entro nello spogliatoio mentre lui sta leggendo il giornale, e tutto gasato gli faccio: ‘Buongiorno mister’. Lui non posa il giornale, resta lì per un quarto d’ora, poi va via senza dirmi neppure una parola, come se non esistessi”.
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