Il Milan chiude con lo scudetto un percorso straordinario, iniziato con una delle peggiori umiliazioni della sua storia
Lo scudetto del Milan è, innanzitutto, una lezione di resilienza. Nel 2019 i rossoneri vennero esclusi dall’Europa League per non aver rispettato il Fair Play Finanziario e, pochi mesi dopo, incassarono cinque gol al Gewiss Stadium contro l’Atalanta. Quella mattina terribile, una delle più umilianti della sua storia, fu l’inizio della risalita per i rossoneri, il cui trionfo ha alla base lavoro, talento e senso d’appartenenza.
Paolo Maldini e Ricky Massara hanno costruito una squadra capace di unire gioventù ed esperienza, trovando in Pioli uno straordinario capitano. La serenità e la costanza del tecnico rossonero hanno dato vita a un gruppo che, senza alcun dubbio, è cresciuto anche grazie alla presenza di Ibrahimovic. Non è un caso se la graduale risalita milanista sia coincisa col suo ritorno.
Zlatan, ormai quarantenne, non ha potuto giocare quanto gli sarebbe piaciuto, ma oltre ad aver portato in dote 36 gol in 74 partite, ha messo a disposizione dei compagni il suo spirito da leader innato. Nei momenti difficili, è la testa a fare la differenza molto più dei piedi e avere al tuo fianco uno come Zlatan ogni giorno, prima o poi, la testa te la cambia.
Il Milan è riuscito a non battere ciglio davanti agli addii di Calhanoglu e Donnarumma, scoprendo un Maignan straordinario, rigenerando un Theo Hernández ormai inarrestabile, attendendo l’esplosione di Tonali e Leao, risvegliando l’istinto da killer di Giroud. Ha meritato questo scudetto perché ha reagito agli ostacoli inattesi (come il brutto infortunio di Kjaer o l’assurdo errore di Serra con lo Spezia) senza scomporsi, e perché negli scontri diretti non ha mai capitolato: pari nel derby d’andata e rimonta straordinaria in quello di ritorno, sconfitta di misura a San Siro e gran vittoria al Maradona col Napoli.
I ko con Fiorentina e Sassuolo di novembre sono stati l’unica, vera flessione di una squadra magari non spettacolare, ma estremamente costante e solida, con un merito enorme: sulla carta, la sua rosa non era la migliore. I più forti vincono quasi sempre, ma spesso la spuntano i più bravi. Quest’anno è andata così.
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