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Serie A

“E’ impossibile”: Capello senza freni, la dichiarazione fa tremare i tifosi

Scritto da
Giancarlo Di Stadio

Durissima presa di posizione da parte di Fabio Capello. L’ex tecnico tra le altre di Milan, Roma e Juventus non le manda certo a dire.

Anche se ormai si è ritirato dal ruolo di allenatore, con l’ultima esperienza cinese risalente al 2018 e l’ultima panchina italiana addirittura al 2006, il nome di Fabio Capello gode ancora di grandissima autorevolezza all’interno del calcio italiano.

Fabio Capello (Ansa)

Con un palmares come il suo, cinque campionati italiani, due spagnoli e una Champions League, oltre ad altri trofei nazionali, non potrebbe essere altrimenti. L’ex tecnico tra le altre di Milan, Roma e Juventus è insomma uno che, quando si tratta di parlare di calcio italiano, dei suoi problemi e delle prospettive circa il suo futuro, ha una certa voce in capitolo.

E per questo la ‘mazzata’ data al nostro movimento calcistico suona ancora più pesante. Dopo le dichiarazioni di qualche giorno fa del  numero uno del UEFA Ceferin sullo stato non proprio esaltante dei nostri stadi, Fabio Capello gli fa da eco e, dalle colonne del Messaggero, bacchetta il mondo del pallone e la politica italiana sulla questione stadi.

Il presidente dell’UEFA Ceferin (LaPresse)

Italia, Capello durissimo sui nostri stadi: “Handicap spaventoso”

Non bastava quindi il richiamo da parte del massimo dirigente dell’UEFA, anche un’icona del nostro calcio si accoda alla ramanzina. Capello parla di un paese fermo e incapace di rinnovarsi, ostaggio della burocrazia e della politica. Incapace, a suo dire, ma sembra essere l’opinione di molti, di rinnovare il suo calcio attraverso gli stadi.

“E’ un grandissimo handicap per il nostro movimento.” ha dichiarato Capello. “La burocrazia ci incatena. E’ così in tutte le città. Milano, Roma, Firenze, non fa differenza. Ovunque sorgono limiti e problemi, perché il problema è generale, riguarda proprio tutto il sistema paese. E’ impossibile qualsiasi tentativo di innovare e di migliorarsi. Ricordo che già ai tempi delle giovanili del Milan era impossibile fare qualsiasi cosa perché ti trovavi di fronte Comuni, Provincia, Regione. Un muro invalicabile. Eppure la questione degli stadi dovrebbe essere centrale.”

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