La Juve di oggi non è più la stessa di qualche mese fa, e se ne sono accorti tutti. Sette vittorie consecutive in Serie A, e non si ferma.
Oggi la Juventus affronta alle 18.00 l’Udinese in casa e, con il ritorno in campo di Angel Di Maria, i bianconeri puntano addirittura all’ottava vittoria consecutiva. Una statistica che ha dell’incredibile, se pensiamo che a inizio ottobre i bianconeri crollavano clamorosamente in casa del Maccabi Haifa in Champions League. Quel risultato poi si rivelò decisivo nell’eliminazione ai gironi, e in quel momento la stagione della Juve pareva già fallimentare.
Adesso, a inizio gennaio 2023, non è più nemmeno così assurdo ipotizzare una Juventus in lotta per lo scudetto, considerando la sconfitta del Napoli a San Siro. Il divario dalla vetta della classifica si è ridotto a 8 punti, e in mezzo c’è ancora il Milan. Ma quella che pareva un’impresa impossibile si è lentamente trasformata in qualcosa di perlomeno statisticamente probabile.
Il ritmo bianconero è decisamente cambiato, e non è solo merito del calendario. Dalla sconfitta col Milan dell’8 ottobre (che precedeva appunto il disastro in Israele), in campionato sono arrivate solo vittorie. Anche importanti, come quelle in casa su Inter e Lazio, a testimoniare che qualcosa di nuovo è successo in casa bianconera. La vera domanda che si pongono tifosi e appassionati, a questo punto, è: che è cambiato nella Juventus?
A sorprendere è anche il fatto che, in questo momento magico del club piemontese, Allegri è stato costretto a fare spesso a meno di Di Maria e, più di recente, anche di Bremer e Vlahovic. Se a questi nomi aggiungiamo quelli degli infortunati “storici” Chiesa e Pogba, abbiamo bene la dimensione dei risultati recenti della Juventus. E anche del lavoro di Allegri, a questo punto, che nei mesi scorsi pareva sull’orlo dell’esonero.
Innanzitutto, il tecnico toscano ha deciso di abbandonare la difesa a 4, divenuta lo schieramento standard dal suo addio nel 2019, per tornare a quella a 3. Questo piccolo cambio ha avuto il merito innanzitutto di rimettere Kostic in una posizione a lui più congeniale e simile a quella che aveva a Francoforte. Allo stesso tempo, Allegri è riuscito in qualche modo a recuperare psicologicamente, per la prima volta da quando è a Torino, Rabiot, oggi vero leader tecnico dei bianconeri.
Soprattutto pesano le assenze, se non addirittura le esclusioni. Bonucci, al momento, non è più un titolare, e lo stesso vale per il tanto atteso Paredes, che non ha mai convinto. Piuttosto, a centrocampo di recente sta convincendo tantissimo Fagioli, che smentisce anche il vecchio discorso su Allegri e i giovani. E davanti, tra Vlahovic e Milik, al momento l’uomo in più pare essere il tanto criticato Kean (5 gol nelle ultime 6 partite). Un recupero, quest’ultimo, che potrebbe stuzzicare anche il ct Mancini.
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