La FIGC ha disposto un minuto di silenzio in Serie A e in tutti i campionati nazionali per commemorare le vittime del terremoto che ha colpito Turchia e Siria.
La settimana che volge al termine è stata attraversata dal dramma. Un terremoto di magnitudo 7,8 si è abbattuto su alcune zone della Turchia e della Siria. Il bilancio delle vittime è disastroso e triste, perché anche le scosse di assestamento sono state molto severe, rendendo ancora peggiore uno scenario già molto provante.
Al momento si contano oltre 21mila morti, mentre proseguono senza sosta i lavori di ricerca fra le macerie di interi edifici e palazzi. Al contempo da tutt’Europa, compresa l’Italia, sono giunti aiuti umanitari e anche Vigili del Fuoco per aiutare ad agire più tempestivamente.
Il mondo del calcio non è stato immune al dramma. E diversi calciatori si sono direttamente impegnati per offrire il loro contributo. Ad esempio, Dries Mertens e sua moglie hanno dato una mano per provvedere con le scorte e la loro distruzione fra i rifugiati nelle varie tendopoli, ovvero coloro che sono rimasti senza casa né averi. Lo stesso ha fatto Nicolò Zaniolo, il quale ha appena lasciato la Roma per trasferirsi al Galatasaray.
Chiaramente i campionati nazionali in Turchia sono fermi, mentre nel resto del mondo le attività sportive proseguono regolarmente. Tuttavia, è impossibile restare indifferenti dinanzi a tanto dolore e quindi si prova a contribuire con un gesto significativo sebbene minimo. Si tratta del rispetto di un minuto di silenzio, prima dell’inizio delle varie partite.
È quanto ha stabilito la FIGC, che ha reso nota la decisione co un comunicato. Tutte le gare in programma nel fine settimana di tutti i campionati, compresi i posticipi del lunedì, prenderanno avvio soltanto dopo essersi raccolti a centrocampo per commemorare le vittime del terremoto che ha colpito Turchia e Siria. “Il mondo del calcio – ha dichiarato il presidente della FIGC, Gabriele Gravina – si stringe attorno alle popolazioni vittime del terremoto. È una tragedia che non può lasciarci indifferenti”.
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