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Serie A

Juventus, che guaio: ballano 50 milioni, serve l’unità di crisi

Scritto da
Antonio Papa

Un problema che rischia di scoppiare tra le mani per un calciatore che di problemi ne ha creati parecchi. Ora servono silenzi intelligenti più che parole forti. Perché certe partite non si vincono con i comunicati, ma con il sangue freddo

Juventus, che guaio: ballano 50 milioni, serve l’unità di crisi (LaPresse) – serieanews.com

La Juve si raduna per affrontare la nuova stagione, ma nel frattempo la dirigenza è alle prese con diversi casi spinosi. Alcuni sembrano semplici da sistemare, altri molto meno. C’è chi può partire senza troppi intoppi e chi invece è già diventato un problema grosso, per ora e per dopo.

Il nome più pesante, nel vero senso della parola, finora era sempre lo stesso: Dusan Vlahovic. Ma qui, con un incastro acrobatico, si può ancora trovare una quadra. La Juve ha aperto, lui pure, e qualcosa si sta muovendo.

Ma c’è un’altra grana, molto più scomoda, che rischia di diventare ingestibile. E non solo per motivi tecnici o di mercato. Parliamo di Douglas Luiz, diventato l’esempio plastico del fallimento del progetto tecnico di Giuntoli e Thiago Motta.

Il centrocampista brasiliano è arrivato come pezzo da 90 nella scorsa campagna acquisti, teoricamente valutato 50 milioni. In pratica, circa 28 cash più Barrenechea e Iling-Junior. Ma nei conti di bilancio, fa fede il valore pieno. E quel numero lì adesso è un problema.

Douglas Luiz non si presenta al raduno: una situazione che va gestita senza “rompere”

Perché se già sul campo Douglas ha reso sotto le attese, ora ci si mette pure il resto. L’atteggiamento. I messaggi social. E, su tutto, l’assenza non giustificata al raduno iniziato oggi. Un gesto che ha fatto infuriare società e staff, già alle prese con un’estate non proprio rilassata.

Douglas Luiz non si presenta al raduno: una situazione che va gestita senza “rompere” (AnsaFoto) – serieanews.com

Adesso, ovviamente, una società seria non può far finta di niente. Ma nemmeno può esplodere il caso. Perché se il rapporto con Douglas diventa un duello pubblico, chi prova a prenderlo da fuori si sentirà autorizzato a offrire ancora meno. E quei 40 milioni che ancora ballano a bilancio non si risolvono con uno scambio qualsiasi.

La Juve lo sa. Per questo serve qualcuno che possa gestire la situazione senza lasciare strascichi. Un’unità di crisi, un uomo che possa ricomporre la frattura cercando la soluzione meno dolorosa possibile. Giorgio Chiellini, per qualità umane, potrebbe essere l’uomo giusto, naturalmente non senza il supporto di Damien Comolli e François Modesto.

Intanto il mercato intorno a Douglas si muove. Un paio di club in Premier ci stanno pensando. Everton e West Ham sono i più attenti. Ma nessuno, al momento, ha messo sul tavolo qualcosa che anche solo si avvicini alla soglia minima per evitare la minusvalenza. La Juve, da parte sua, non può fare regali. Né può tenersi in casa un separato, che però è ancora un asset.

Questa è la trappola. E non è solo contabile. È di clima, di gestione, di credibilità. Serve sangue freddo, lucidità, e anche una buona dose di pazienza. Perché questa partita non si gioca tutta sul campo. Si gioca nei corridoi, nei bilanci e nei silenzi. Ma intanto, nella Juve che riparte, c’è già qualcosa che rischia di farla deragliare. E non è un infortunio. È un’assenza.

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