Chivu, niente paura dell’Arsenal: “Sono forti, ma noi saremo la nostra miglior versione”

Un allenatore che sceglie la calma. Un gruppo che accetta la sfida. La vigilia di una notte europea porta con sé una promessa semplice: essere la miglior versione di sé, contro chi oggi rappresenta un’idea di calcio potente e riconoscibile.

Cristian Chivu non cerca ripari. Parla chiaro, quasi con leggerezza. Davanti c’è l’Arsenal di Mikel Arteta, squadra in crescita costante, con principi netti e numeri da vetta in Premier League. “Sono forti”, ammette, “ma non partiamo sconfitti”. Il messaggio è nei dettagli: capire i momenti, leggere ciò che l’avversario offre, restare aderenti al piano gara. Sembra poco, è tanto.

Christian Chivu
Chivu, niente paura dell’Arsenal: “Sono forti, ma noi saremo la nostra miglior versione” (AnsaFoto) – serieanews.com

Questo Inter-Arsenal vive su un crinale sottile. L’Inter ha esperienza recente in Champions League, sa cosa significa reggere l’urto e colpire quando conta. L’Arsenal, dall’altra parte, naviga con un’identità tattile, quasi tattile. Possesso verticale, pressione organizzata, ampiezza feroce. Negli ultimi due campionati ha viaggiato a ritmo da titolo e ha costruito una delle migliori differenze reti in Inghilterra. È un dato che racconta efficacia, non solo estetica.

Chivu chiede la “miglior versione”. Non è uno slogan. È un perimetro: compattezza, pulizia tecnica nella prima uscita, coraggio nel ribaltare il fronte. L’Arsenal ti chiude dentro, ma concede spazi se lo costringi a correre all’indietro. Qui entrano i profili. Thuram in campo aperto è un’ipotesi che pesa.

Per il tecnico è “tra i migliori 10 al mondo” per potenziale: giudizio forte, ma coerente con la crescita dell’ultimo anno. Lautaro porta un’altra dote: pressing, letture, leadership. Non è il rigorista designato eppure resta fattore-gol. Quando si parla di attaccanti, il sottotesto è chiaro: rotazioni possibili, zero casi. “Ho 22 giocatori, tutti risorse”, ribadisce Chivu.

C’è un nervo tattico da non trascurare: le palle inattive. L’Arsenal negli ultimi due anni è tra le squadre più produttive in Europa da corner e punizioni laterali. L’Inter non è da meno: battuta precisa, blocchi puliti, attacco feroce al primo palo. È qui che spesso si spaccano partite bloccate. Una vittoria europea si decide anche con una marcatura corretta al 78’.

Uomini chiave e margine d’errore

Capitolo infermeria. Il tecnico indica Dumfries out e segnala che Calhanoglu non è ancora rientrato. Altri nomi sono stati menzionati nelle interviste della vigilia, ma allo stato non ci sono conferme pubbliche univoche: è giusto trattarli come indicazioni e non come diagnosi ufficiali. Il gruppo comunque c’è. Se serve, Darmian assicura ordine. In fascia, Dimarco resta un codice d’accesso: cross, conduzione, personalità. “Insegna lui a me”, scherza Chivu. Una battuta, un indizio sul clima interno.

Ovviamente Chivu rifiuta paragoni con l’Inter del Triplete. Ha ragione: epoche diverse, regole diverse, ritmo diverso. Oggi la partita è micro-dettaglio. Un controllo orientato fatto bene. Un fallo tattico al momento giusto. Una transizione rifinita senza fretta. “Vincere”, dice, “senza errori”. Sembra asciutto, in realtà è una dichiarazione di metodo.

L’Arsenal spinge con certezze. L’Inter risponde con maturità. Qui si misura la differenza tra squadra che gioca bene e squadra che gioca bene nelle notti che pesano. La tua miglior versione non si annuncia: si riconosce dopo, quando le luci calano e resti solo con il rumore del respiro. Domanda semplice, allora: quando il pallone scotterà, chi avrà il coraggio di tenerlo un secondo in più?

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