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Serie A

Chi sarà il ct dopo Gattuso? C’è un’idea Conte molto forte

Scritto da
Antonio Papa

Le possibili mosse della Federazione dopo l’eliminazione dai playoff mondiali. Chi sarà il prossimo commissario tecnico della Nazionale italiana? Antonio Conte è l’opzione concreta

L’eliminazione dai playoff mondiali ha lasciato graffi profondi. Via Gravina, via Buffon e soprattutto via Gattuso. E ora, con una Federazione che deve riallineare bussola e priorità, nessuno ha tempo da perdere: quando perdi il controllo, o riprendi il volante o finisci fuori strada.

Chi sarà il ct dopo Gattuso? C’è un’idea Conte molto forte (AnsaFoto) – serieanews.com

La lezione è semplice. Dopo un fallimento serve una rotta chiara, non un cerotto. E infatti i telefoni squillano su un solo tema: chi sarà il prossimo commissario tecnico della Nazionale italiana? I nomi sul tavolo sono i soliti “pesanti”. Max Allegri, Roberto Mancini, Simone Inzaghi. Manager abituati a gestire pressione, gerarchie, spogliatoi veri. Ma ogni ipotesi s’infila in un corridoio stretto: vincoli contrattuali, incastri economici, storie passate che non si riaprono con uno schiocco di dita. Non è una lista, è un puzzle.

Qui, a metà di questo labirinto, prende peso un’idea che scalda ambienti e chat: Antonio Conte. Non un vezzo, non una suggestione da bar. Un’opzione concreta, perché risponde a un bisogno attuale: rimettere ordine, restituire metodo, ricostruire una panchina azzurra riconoscibile. Conte non è neutro: dove arriva, cambia clima.

È già successo. All’Europeo 2016 l’Italia era, sulla carta, inferiore alle big. Eppure fu squadra vera: blocco corto, meccanismi puliti, identità netta. Uscita ai quarti con la Germania ai rigori, ma con la sensazione di aver giocato sopra il proprio tetto. Quel tipo di lavoro oggi vale oro. Non nostalgia: un riferimento operativo.

Il nodo tempo e contratto

Il presente, però, è un rebus. Conte ha un accordo pluriennale con il Napoli fino al 2027: è quanto filtra con insistenza. E da lì rimbalzano messaggi di continuità. De Laurentiis non sembra intenzionato a “cedere” il proprio allenatore alla Nazionale a cuor leggero.

C’è poi la variabile tempo: a giugno ci sono amichevoli che segnano l’inizio del nuovo ciclo. Arrivare tardi significa partire zoppi. Tradotto: se Conte fosse davvero in corsa, servirebbe una finestra di liberatoria in tempi stretti. Fine maggio è l’orizzonte operativo di cui si parla negli ambienti federali. Fino ad allora, dossier aperto, niente firme.

La risposta breve è: disciplina e identità. Storicamente, Conte imposta standard alti su lavoro quotidiano, dettagli fisici, routine. Allenamenti compressi, richieste chiare, ruolo dei leader definito. Non è solo tattica: è cultura. Con un gruppo che fatica a riconoscersi, un tecnico così ridà gerarchie e lingua comune. Anche la comunicazione diventerebbe leva: messaggi diretti, responsabilità condivisa, zero alibi. È quello che oggi molti chiedono alla Nazionale.

Resta la volontà. Conte, raccontano, non chiude la porta all’azzurro, ma non vuole un incarico d’emergenza senza prospettiva. Vuole progetto, margine, protezione istituzionale. La Federazione deve decidere se fare all-in su un profilo ingombrante o se scegliere una strada più immediata, forse meno rumorosa ma più semplice da incastrare. E il Napoli? Se arrivasse un pressing vero, con contropartite adeguate, la storia insegnerebbe prudenza: senza segnali chiari, è solo teoria.

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