Ibra ha ragione: Lukaku non sarà mai un campione

Testa a testa Lukaku-Ibrahimovic
Scontro Lukaku e Ibrahimovic (Getty Images)

Quarti di finale di Coppa, screzio tra Ibra e Lukaku: parole grosse e quella sentenza sul belga che la Juve ha eseguito

I grandi campioni si vedono nelle grandi sfide. I grandi campioni sono quelli che determinano nelle coppe. La storia è piena di uomini che decidono le sorti di una battaglia sportiva, con un colpo, un guizzo, con la forza delle loro idee.

Zlatan Ibrahimovic non è stato razzista, ma neppure un’orsolina quando ha apostrofato Romelu Lukaku nel loro screzio. Cancellando, però, ogni connotazione volgare, ogni offesa di carattere personale, un interrogativo resta. Ibra ha ragione? Lukaku è un campione oppure no?

Una domanda, questa, che accompagna tutta la carriera di Big Rom. Chi nega che siamo al cospetto di un centravanti di grande livello è in cattiva fede: il belga è uno che può farti vincere un campionato. Anche perché in un campionato si gioca con tante squadre piccole.

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Ibrahimovic Lukaku faccia a faccia
Scontro Ibrahimovic Lukaku (Getty Images)

Lo score contro la Juve, le parole di Ibra: Lukaku non regge l’urto

A Sherlock Holmes bastavano tre indizi per avere una prova. Qui, gli indizi sono 5: come le gare giocate contro la Juventus da Lukaku. Sono arrivate tre sconfitte (di cui una ai tempi dello United), un pareggio (quello inutile di ieri) ed una sola vittoria. Il belga ha giocato 450 minuti circa, includendo i recuperi. Non un gol, non un assist: niente che possa ascriversi in un tabellino come determinante per una rete.

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Da qui nasce la domanda: un grande attaccante che sparisce con regolarità nelle sfide che contano come quelle con la Juve può ascriversi alla categoria dei campioni? Al momento, la sensazione che Lukaku non debba imparare da Ibrahimovic il bon-ton, ma come esser decisivo in certi match. A 27 anni, questo step è difficile da fare: Lukaku apparterrà per sempre alla genia dei grandi bomber, ma difficilmente alla stirpe dei campioni immortali. Per questo, forse, Ibra aveva ragione: anche stavolta, pur sempre sbagliando ad offendere.