L’obbligo che unisce la Uefa, la Juventus e gli altri club ribelli

Ceferin e Florentino insieme in tribuna
Florentino Perez e Ceferin (Getty Images)

La Commissione Disciplinare della Uefa ha sospeso il procedimento in corso contro Juventus, Real Madrid e Barcellona, i club ribelli della Superlega.

È una decisione importante che trasforma lo scenario di “guerra mediatica” che le parti hanno costruito in questi mesi. Dagli show di Florentino Perez al Chiringuito agli sfoghi di Ceferin contro Agnelli, reo di aver tradito l’amicizia con il numero uno della Uefa.

La Uefa ha paura della giustizia ordinaria, sa che il consenso e la condizione di forza di cui dispone all’interno dell’ordinamento sportivo può non trovare seguito altrove.

La sentenza del tribunale di Madrid e l’alt alle sanzioni dal ministero della giustizia svizzero hanno portato la Commissione a sospendere la strada della punizione ma c’è un altro dettaglio ancora più importante.

La finale della battaglia legale si giocherebbe alla Corte di Giustizia Europea, i ribelli utilizzano lo spauracchio di una sentenza favorevole. La Uefa non vuole stare su questo terreno e, infatti, ha fatto scadere il termine dei 20 giorni per fare ricorso e anticipare i tempi.

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Agnelli osserva il riscaldamento
Andrea Agnelli (Getty Images)

La Superlega (per ora) è morta, anche ai ribelli conviene la trattativa con la Uefa

La Uefa vuole evitare lo scontro legale, i segnali verso il dialogo dei ribelli non sono passati inosservati.

La battaglia nei tribunali non ci sarà se i ribelli accetteranno lo stesso accordo sottoscritto dagli altri nove club. Juventus, Real Madrid e Barcellona possono cavarsela con il 5% dei ricavi Uefa e 15 milioni di euro da devolvere a progetti calcistici di base dedicati a bambini e giovani in tutta l’Unione Europea.

La Uefa porterebbe a casa anche l’accordo su una multa di 100 milioni di euro se questi club dovessero partecipare ad una competizione non autorizzata, come accaduto nell’intesa con le altre nove società.

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La Superlega per ora è morta, senza i club inglesi è un progetto che non ha anima finanziaria e sia la Premier League che il Governo di Boris Johnson non consentiranno mai uno strappo come quello di metà aprile. Lo dimostrano i segnali concreti: la multa di 4 milioni imposta dalla Lega alle Big Six e soprattutto la minaccia di alzare il tiro con sanzioni di 20 milioni e 30 punti di penalizzazione se la storia dovesse ripetersi.

La Brexit consente al governo di Boris Johnson di avere libertà d’azione, la revoca del permesso di soggiorno ai calciatori e agli allenatori che aderirebbero alla Superlega spegne ogni velleità. Non è un caso, infatti, che le Big Six abbiano intimato a Florentino Perez di sciogliere il progetto.

La Uefa ha paura di perdere la battaglia legale, i ribelli di conquistare la vittoria di Pirro, cioè di rompere l’ordine costituito del calcio mondiale senza avere un’alternativa credibile. La strada maestra è la trattativa, magari cercando una sintesi di spessore per il percorso che porta alla riforma della Champions del 2024.