Allegri, il corto muso non basta più, Udine lo dimostra

Allegri Juventus
Allegri (Getty Images)

Il pari della Juventus ad Udine è frutto degli errori di Szczesny, ma anche di una squadra che Allegri ha voluto col corto muso

Allegri Juventus
Allegri (Getty Images)

Ci sono conferenze stampa che restano come testamenti calcistici parole che riecheggiano quando si pensa ad un allenatore. Aprile 2019, Massimiliano Allegri parla di ‘corto muso’ per spiegare che basta un musetto davanti agli avversari per vincere. Con una metafora raccolta dall’amata ippica, il tecnico ha evidenziato come, in quella stagione, bastava fare un punto più del Napoli per prendersi lo scudetto. Questa filosofia condusse Allegri, dopo 5 tricolori di fila, ad esser esonerato dalla Juventus. Agnelli sognava di vincere regalando spettacolo, con il gioco e con Ronaldo. L’operazione, stando alle ultime due stagioni, è naufragata: piuttosto miseramente, anche con la necessità di forti ricapitalizzazioni. Richiamare Allegri per tornare a vincere è stata una mossa quasi banale, l’usato sicuro, la certezza per riportare la nave in porto.

Undici minuti della prima giornata di campionato, le reti di Dybala e Cuadrado sembravano dar ragione all’assunto. Juve che gioca senza mai forzare, verticalizza sfruttando la fantasia della Joya e si assicura la vittoria. Un canovaccio che sembrava già scritto: tutta colpa di Szczesny se la Juve non ha messo il muso avanti anche al triplice fischio. Forse si, ma la questione potrebbe esser anche più complessa.

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Szczesny dopo aver preso un gol in nazionale
Wojciech Szczesny (Getty Images)

Le colpe di Szczesny e le responsabilità di Allegri

Si legge sulle varie cronache juventine, come Allegri si sia incavolato e non poco con i suoi: serve attenzione, non ci possono esser cali. Gli errori di Szczesny sono palesi, evidenti, quasi ingiustificabili. Francamente, però, si può anche ritenere che Udinese-Juve abbia un momento preciso nel quale Allegri ha mostrato tutto il suo desiderio di corto muso, anche sul terreno di gioco. Corre il 14′ della ripresa, dopo un’ora di gioco la Juve è avanti di due gol. L’Udinese attacca, senza fare nulla di trascendentale. Allegri, però, mette subito Chiellini dopo il primo mezzo pericolo corso. Difesa a 3: anzi, a 5 in fase di non possesso, linea che si mette a ridosso dell’area di rigore quando la palla è friulana.

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La Juve in contropiede sfiora la rete (anche un po’ di sfortuna): un’Udinese, però, senza De Paul o giocatori di vero spessore, comanda il gioco, s’impone. Il calcio sta cambiando, anche una squadra senza grosse qualità ti viene a prendere, prova a stanarti, a sfruttare il  minimo errore. Senza quella BBC, senza Buffon, Allegri può davvero andare di corto muso anche in campo? Basta un punto più degli avversari per vincere un campionato, ma bastano anche due reti di vantaggio per non perder punti? Ad Udine no, perché la Juventus si è abbassata costringendo a giocare su Szczesny. Se Allegri avesse puntato sul controllo del gioco, sarebbe finita egualmente 2-2? La storia non si fa con i se, ma sono interrogativi che nella Juve ci si è posti già due stagioni fa. E che sono già tornati di moda.