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Napoli

Kvaratskhelia è una videocassetta che prende vita

Scritto da
Mirko Calemme

Il gol contro l’Atalanta è il manifesto di un Napoli leggendario: la giocata di Kvaratskhelia è già eterna

A Napoli, i tifosi azzurri nati alla fine degli anni ‘80 sono cresciuti nel mito di ciò che accadde tra il 1984 e il 1991. Toccava accontentarsi delle briciole: i racconti di chi c’era, le bandiere sopravvissute alla festa e, soprattutto, tante videocassette. Non c’era YouTube, internet era agli albori e per rivivere un pezzetto minuscolo di quello che fu, bisognava aggrapparsi alle VHS. C’era una collana, in particolare, presente in quasi tutte le case dei tifosi partenopei. La realizzò il quotidiano ‘Il Mattino’, in collaborazione con la RAI: quattro videocassette raccontavano l’epopea di Maradona. Mentre il Napoli annaspava tra una retrocessione e l’altra, con lo spettro del fallimento che incombeva, le immagini e le parole di Salvatore Biazzo sembravano appartenere a un’altra dimensione, quella dei sogni. Maradona faceva col pallone tutto quello che voleva, il mondo era ai suoi piedi e i napoletani erano felici. Una serie di eventi e di gioie che apparivano irripetibili e che, 33 anni dopo, stanno risbocciando. A gridarlo al mondo non sono state le bandiere che ricolorano i vicoli, la clamorosa serie di vittorie, la classifica che supera ogni utopico desiderio: lo ha fatto Kvaratskhelia. Perché quando la Storia chiama, non conta solo il messaggio. Conta anche il modo in cui lo si lancia.

Il gol che il georgiano ha segnato contro l’Atalanta è un manifesto, una perla che si ricorderà per decenni. Khvicha, solo tra otto avversari, li ha stesi con eleganza, elettricità, rabbia. Come tutti i veri giganti, riesce ad essere iconico anche senza volerlo, in ogni gesto. L’esultanza, i dribbling, la sua camminata e il modo in cui interagisce col mondo che lo circonda sono unici e palesemente non costruiti. Luciano Spalletti, dopo la vittoria con l’Atalanta, si è spinto dove nessun tecnico del Napoli aveva osato, citando a ‘Isso’: “Khvicha ha segnato un gol degno di Maradona”.

Non gli si può dar torto, né dire che ha esagerato. Come succedeva con Diego, chi è allo stadio e lo vede caracollare in campo, capisce subito quando gli si accende la lampadina e sta per rimettersi a creare qualcosa di indimenticabile. Chi era al San Paolo negli anni d’oro, racconta che col Pelusa lo stato dell’arte fosse chiaro dal riscaldamento. Il georgiano è più ermetico, antidivo, quasi timido. Quelle spalle pesanti sembrano proteggerlo e tenerlo ben piantato sul terreno di gioco, ma quando la gara parte, non si può non pendere dalle sue scarpette. Kvaratskhelia è una di quelle VHS che abbandona il videoregistratore e prende vita. Provateci voi a non ambire anche al sogno più inconfessabile, con uno così.

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