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Serie A

Napoli e il Napoli non meritano questo triste Maradona

Scritto da
Mirko Calemme

Tensioni, scontri e proteste nell’anno dello scudetto: ciò che accade a Napoli è assurdo. C’è ancora tempo per rimediare.

Partiamo da una premessa assolutamente doverosa, ancora una volta. La violenza, in qualsiasi forma, va solo condannata. Sempre. La rissa avvenuta in Curva B durante Napoli-Milan rende complesso analizzare le ragioni che hanno reso il Maradona un teatro triste, tetro e acusticamente alla mercé di qualsiasi tifoseria ospite giunga a Fuorigrotta. Quel momento e quei gesti vanno cancellati dal calcio e non può esserci alcuna discussione sull’argomento.

Napoli, che tensione tra i tifosi e la società serieanews.com

Che il Napoli e il suo stadio, però, stiano vivendo nel peggior modo possibile un sogno atteso 33 anni e un altro, la Champions, senza precedenti, è un fatto. E tutto questo non può non far male non solo ai napoletani, ma a chiunque ami il calcio. Addirittura i tifosi del Milan, al termine della gara, hanno solidarizzato con i napoletani insultando il presidente azzurro, chiedendo “libertà per gli ultrà” e ricevendo gli applausi dei loro rivali. Un cortocircuito assurdo.

Aurelio De Laurentiis ha riportato il Napoli nel calcio del conta, ha arricchito la sua bacheca, sta per fargli cucire uno scudetto (impresa riuscita solo a Maradona) e si è spinto, in Europa, dove nemmeno Diego era giunto. Eppure, nel suo stadio, non ha praticamente mai ricevuto un applauso, uno striscione di sostegno, un grazie. E questo nonostante risultati sportivi che sfiorano la perfezione da quasi un ventennio e una gestione economica che la perfezione l’ha pure superata. Difficile, per chi non vive Napoli (e, in molti casi, anche per chi la vive), comprenderne le ragioni.

I napoletani adorano essere adulati e si infuriano quando qualcuno osa parlar male della loro città, dei loro tifosi… O della loro pizza. La schiettezza di De Laurentiis davanti ai microfoni e diverse scelte nel rapporto con la tifoseria, hanno spesso causato enormi polemiche. E anche se, chiaramente, non si è giunti al disastro di domenica sera per mancanza di empatia, per una frase di troppo o per una non detta, tra gli ingredienti del calderone esploso c’era anche un rapporto mai decollato con parte della piazza. Un enorme peccato che si sperava potesse terminare con l’imminente ritorno del tricolore in città. Finora, è avvenuto addirittura il contrario.

Napoli-Milan, la triste notte del Maradona

E dire che la giornata di ieri era partita relativamente bene. I gruppi ultras di Curva A e parte della B abbonati e tesserati, avevano chiamato a raccolta i tifosi azzurri con bandiere, megafoni e fumogeni. Ribadivano, più volte, che quella in atto “non è una protesta”, e chiedevano di poter riportare quell’atmosfera festosa anche al Maradona. Dopo gli scontri di Badia al Pino con i romanisti, per i gruppi presenti in quella trasferta è scattato un castigo (mai applicato all’Olimpico) lungo inizialmente due mesi, e poi rinnovato per i disordini pre-Eintracht: in Curva si entra, ma senza materiali di alcun tipo.

Striscioni, bandiere, megafoni e tamburi, da metà gennaio, trovano posto solo nel Settore Ospiti, dal quale, durante la gara con la Lazio, sono partiti pure decine di petardi (uno dei quali ha ferito un tifoso azzurro). Lo ‘sciopero’ annunciato giorni prima per queste ragioni è poi diventato enorme tensione quando parte della Curva B ha intonato cori contro De Laurentiis a inizio gara, causando un inaccettabile scontro fisico tra gruppi ultras che ha fatto tristemente il giro del mondo. Dopo la scorpacciata di gol milanista, a chiudere la serata, sono comparsi una ventina di fumogeni, accesi e lanciati sempre dalla Curva B. A Fuorigrotta non si vedevano da anni e non sono stati un bel segnale.

Il muro contro muro ha portato a livelli di tensione simili a quelli di fine anni ‘90, quando Napoli soffriva tra una retrocessione e l’altra. Un Maradona triste e spoglio mentre il resto della città si veste d’azzurro preparando la festa più attesa degli ultimi 33 anni è un controsenso che si potrebbe risolvere nel modo più semplice, con un confronto onesto tra tutte le parti in causa che stabilisca e punisca le responsabilità di chi ha sbagliato, ma non penalizzi chi non ha colpe.

Quel “sarò con te e tu non devi mollare” che Spalletti ha voluto sulle pettorine dei suoi ragazzi, al Maradona non si ascolta più. Sarebbe giusto ritrovarlo nel rush finale di una stagione leggendaria che la piazza intera, da De Laurentiis all’ultimo simpatizzante tra i turisti, meriterebbe di godersi senza più tensioni, polemiche e spaccature.

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