Ronaldinho: genialità, estro e fantasia, così il brasiliano ha cambiato il calcio

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Ronaldinho (Getty Images)

Dribbling ubriacante, estro e fantasia allo stato puro: Ronaldinho ha inciso il suo nome nella storia del calcio e lo ha fatto con un sorriso costantemente dipinto sul volto.

Impossibile descrivere Ronaldinho quantificando e riassumendo le sue prodezze in un semplice articolo. Ronaldinho ha rappresentato l’emblema del gioco del calcio: talento allo stato puro, estro, fantasia, tutto abbinato a una straordinaria concretezza.

Il brasiliano inizia la sua carriera nelle giovanili del Gremio, debuttando nel massimo campionato brasiliano nel 1998 a soli 18 anni. Pochi dubbi e immediate certezze: “Ronaldinho farà sicuramente parlare di sè”. Queste le prime dichiarazioni degli addetti ai lavori, pensieri poi confermati dalle gesta future del fantasista brasiliano.

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Ronaldinho (Getty Images)

Ronaldinho, dal no look alla standing ovation al Bernabeu

Dopo l’avventura al Gremio, nel 2001 Ronaldinho si trasferisce al PSG: due anni ai piedi della Tour Eiffel dove cattura l’attenzione del Barcellona. I blaugrana, due anni dopo, strappano il brasiliano ai parigini dando vita a una stupenda storia d’amore lunga 5 anni, totalizzando 94 gol in 207 presenze. Ronaldinho ha stravolto il mondo del calcio con il suo estro e la sua magia. Dal no look (passaggio effettuato senza guardare), passando per l’elastico (esterno interno in rapida sequenza), fino ad arrivare al moderno doppio passo con finta sull’esterno. Numeri che hanno fatto innamorare i tifosi del Barcellona, ma anche tutti i veri appassionati di calcio.

“A Ronaldinho non piaceva allenarsi”: queste le affermazioni di diversi suoi ex compagni di squadra o suoi vecchi allenatori, ma “Chi se ne frega”, viva Ronaldinho. El Gaucho ha reso divertente il calcio degli anni 2000, abbinando qualità e fantasia a grandi successi. Due scudetti con il Barcellona, uno con il Milan, una Champions League, una Copa Libertadores e la Coppa del Mondo del 2002 con la Nazionale Brasiliana nei Mondiali di Corea-Giappone. Insomma, trofei che sottolineano che il genio di Ronaldinho è sempre andato di pari passo a un straordinario cinismo e concretezza.

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Numeri, alta scuola e strapotere atletico: Ronaldinho conquistò persino i nemici del Real Madrid, quando nel 2005, dopo un secco 3-0 da parte dei blaugrana, i tifosi delle Merengues si alzarono in piedi per rendere omaggio al talento brasiliano. Un cenno d’intesa, un sorriso contagioso e una resa totale come a voler sottolineare un chiaro concetto: “Giocare contro di te è impossibile“. Nel 2005 Ronaldinho vinse il Pallone d’Oro, sigillando un’annata a dir poco devastante. Dopo l’esperienza al Barcellona, il brasiliano si trasferì al Milan, poi tornò in Brasile, poi Messico, per poi far ritorno in Brasile dove terminò la sua carriera. L’ultimo dei geni assoluti: chapeau Gaucho!