Juve, finisce un’era: quella di Ronaldo, di Pirlo e Paratici

Ronaldo in ginocchio dopo l'eliminazione in Champions
Ronaldo (Getty Images)

Un disastro: seconda uscita consecutiva agli ottavi per la Juve. Male Pirlo, malissimo Ronaldo, bocciato Paratici senza appello

Nei prossimi giorni, narrano le cronache, Andrea Agnelli e John Elkann si incontreranno per discutere anche dei rinnovi dei quadri dirigenti. Si guarderanno negli occhi con la consapevolezza che la Juventus sta pagando 31 milioni di euro netti a stagione a Cristiano Ronaldo per non vincere che gli scudetti che la Juve avrebbe vinto lo stesso.

Agnelli ed Elkann si guarderanno negli occhi per guardare un bilancio che tiene la Juventus in vita per un motivo semplice: c’è la cassaforte di famiglia che foraggia e finanzia, che alimenta capricci e mosse poco astute.

Agnelli ed Elkann si guarderanno negli occhi con la consapevolezza di dover chiedere scusa, nell’ordine, a Giuseppe Marotta, a Massimiliano Allegri ed a Maurizio Sarri.

Andrea Agnelli guarderà negli occhi John Elkann con la consapevolezza di aver commesso errori uno dietro l’altro. Dopo aver aperto un ciclo straordinario, forse unico, sta trascinando la Juventus in un momento di agonia: assecondando se stesso ed un Fabio Paratici che ha dimostrato di non esser all’altezza del compito che ha voluto accentrare su di sé. Paratici ha orchestrato l’operazione Ronaldo: Paratici ha provato a scavalcare ogni tipo di iter (ed è sotto processo per prendere Suarez), Paratici ha provato a rafforzare la squadra spendendo (dal 2018) qualcosa come 614,90 milioni di euro per vincere molto meno della gestione precedente.

Agnelli e Paratici
Agnelli e Paratici (Getty Images)

Juve, via Ronaldo, via Pirlo, via Paratici: rifondazione

Andrea Pirlo, stando alle orecchie dei corridoi, è stata una scelta di Agnelli: sperava di trovare il suo Guardiola, ha trovato la certificazione di una supponenza che sta bruciando la neonata carriera da allenatore di un grande ex giocatore. Pirlo non è pronto: non può esserlo, nessuno avrebbe potuto esserlo. Il suicidio contro il Porto lo certifica, così come aver consegnato a gennaio il campionato all’Inter, senza nemmeno provare a giocare. Resta la Coppa Italia: e l’Atalanta parte favorita. La Caporetto di Pirlo deve fermarsi qui, per il suo bene e per il bene della Juventus.

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Ronaldo non è più CR7. Ronaldo è un peso da 31 milioni netti per la squadra, per la società, per ogni allenatore che deve schierarlo. I gol si pesano e non si contano: quelli di Ronaldo si contano soltanto per le statistiche, perché troppe volte arrivano sul 2-0, sul 3-0. Ronaldo gioca per sé, la Juventus non può più permetterselo: per ripartire, Agnelli deve mettere il lusitano in apice alla lista delle cessioni.

Ci prendiamo il coraggio di dire quello che gli altri non hanno detto: Ronaldo alla Juve è stato un fallimento. Lo dice la storia: nei quattro anni prima di Ronaldo, la Juventus ha perso una finale col Barcellona, è uscita agli ottavi col Bayern ai supplementari, ha perso una finale col Real Madrid ed è uscita ai quarti col Real, sfiorando una rimonta senza precedenti. Vincendo sempre campionato e Coppa Italia.
Con Ronaldo è uscita ai quarti con l’Ajax e agli ottavi con Lione e Porto. Quest’anno non vincerà lo scudetto e non vincerà, presumibilmente, la Coppa Italia.

La Juve ha un’unica speranza: rifondare, recuperare il suo stile e metterci tanto impegno per risalire la china dopo questo disastro targato Ronaldo, Pirlo e Paratici, con tanto di Agnelli per contorno.