Superlega, la guerra continua: arriva il comunicato di Juve, Real e Barça

Agnelli al Financial Fair Play Union
Andrea Agnelli, Juventus (Getty Images)

Juventus, Real Madrid e Barcellona hanno diramato un comunicato ufficiale congiunto rispondendo alle azioni della Uefa sulla Superlega. 

Nessun passo indietro e nessun timore. Juventus, Real Madrid e Barcellona restano convinte della bontà del progetto della Superlega. Lo considerano un deterrente necessario a causa della situazione di crisi mondiale che vive il calcio, soprattutto dopo la pandemia da coronavirus.

Così, dopo che le altre società coinvolte, tra cui Inter e Milan, sono scese a compromessi con la Uefa, firmando tra l’altro una clausola di sanzione da 100 milioni, qualora partecipassero nuovamente a una simile iniziativa, le tre ultime fautrici della Superlega non temono le conseguenze legali annunciate dall’organismo internazionale.

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Superlega, il comunicato di Juventus, Barcellona e Real Madrid di risposta alla Uefa

Andrea Agnelli con la Juventus
Andrea Agnelli, Juventus (Getty Images)

Di tutta risposta è stata ribadita la posizione di Juventus, Barcellona e Real Madrid con un comunicato. Tuttavia, non si cerca lo strappo definitivo. Le società annunciano di essere disposte a riconsiderare l’approccio alla Superlega e a chiarirne ulteriormente la natura.

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Nel comunicato si legge anche una forte delusione nei confronti dei club che sono venuti meno al progetto. Ora si trovano infatti “in posizione incoerente e contraddittoria avendo sottoscritto ieri numerosi impegni con UEFA”, rispetto alle loro iniziali intenzioni. I problemi, infatti, del calcio mondiale sono concreti e permangono e sono gli stessi “che hanno portato i dodici club fondatori ad annunciare la Super League alcune settimane fa”. Si ribadisce inoltre che la presa di posizione si mantiene ferma anche per ottemperare “agli impegni assunti nei confronti dei nostri stakeholders e dei tifosi”.

Le tre società quindi ribadiscono in chiusura che continueranno a perseverare gli obiettivi prefissati “per il bene del calcio e per la sostenibilità finanziare del settore”, nonostante, si legge, “le continue ed inaccettabili pressioni e minacce ricevute da UEFA”.