Perché l’Italia di Mancini ha vinto prima dell’esordio

Mancini all'Olimpico con l'Italia
Roberto Mancini (Getty Images)

L’entusiasmo intorno all’Italia di Mancini è un’enorme vittoria dopo i disastri del 2017. Il giudizio non cambi in base ai risultati

Ma qualcuno ricorda come ci sentivamo dopo Italia-Svezia? Se ci fosse una definizione per “toccare il fondo”, avrebbe l’illustrazione di quella sera. Un disastro del genere, per gli italiani, era inimmaginabile finché non divenne realtà. Arrivammo a vergognarci della nostra Nazionale, quella che è stata (quasi) sempre il nostro maggior vanto sportivo. E giù di dibattiti, quelli tipici post-debacle: riforme, strutture, settori giovanili…

Di grandi rivoluzioni, dal 2017, il calcio ne ha vissuta solo una insieme a tutto il resto del mondo: la pandemia. Il covid ha devastato anche il nostro sport preferito, e non ci riferiamo soltanto ai miliardi smarriti dai top club, che continuano in molti casi a bruciare soldi come se nulla fosse accaduto. Gravina ha spiegato che, quest’anno, ci siamo persi per strada ben 200.000 giovani tesserati. Futuri calciatori e futuri appassionati di calcio e non di Fortnite, un cammino possibile solo praticando lo sport, sentendosene parte. Eppure, qualcosa è cambiato. E se è accaduto, lo dobbiamo principalmente a una persona: Roberto Mancini. 

Il ct ha raccolto l’Italia nel peggior momento dei suoi ultimi 60 anni e le ha fatto macinare record mai visti prima. Ha fatto una cosa difficilissima partendo da un concetto semplice: mettere ogni calciatore al suo posto. Leonardo Bonucci affermò che, prima del Mancio, i calciatori vivevano la chiamata azzurra come un’ansia, quasi scocciati, e che ora fanno a gara per essere a Coverciano

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la nazionale allo stadio olimpico
L’Italia all’Olimpico (Getty Images)

Dal disastro all’entusiasmo: l’Italia di Mancini sfiora il miracolo

Non mentiva, e si vede. I ragazzi giocano bene perché si divertono e viceversa. È una Nazionale bella da vedere, capace di riaccendere un entusiasmo sopito da troppi anni come poche volte in passato. E considerando da dove si partiva, stiamo sfiorando il miracolo. 

I tifosi sono (addirittura!) tornati ad attendere le gare della Nazionale, a commentarle con allegria. Difficilmente lo avremmo immaginato quattro anni fa, e faremmo bene a non dimenticarcene. Perché se i concetti di gioco di Mancini funzionano benissimo, è pur vero che di avversari top, la sua squadra, ne ha affrontati pochi. 

Metterla sul piano della qualità contro una delle corazzate che potremmo trovarci di fronte rischia di avere conseguenze nefaste perché, almeno sulla carta, non siamo più forti di alcuna delle favorite. Ma se i pronostici saranno rispettati, per una volta, dovremo evitare i processi.

Mancini, con una squadra giovane, un’identità definita e gradevole, ha tracciato la strada giusta da seguire sia a livello federale, che di club. Il suo lavoro non andrà giudicato in base a quanto ci farà esultare, ma esclusivamente analizzando il percorso e da dove siamo partiti. Qualsiasi altro approccio sarebbe deleterio per il nostro movimento ed estremamente ingiusto. Meglio dirlo subito, ché farlo dopo sarebbe troppo facile (o, per qualcuno, impossibile). 

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L’importante era cancellare per sempre la vergogna del 2017 e il cammino intrapreso promette bene. Se poi, invece, quest’Italia sarà in grado addirittura di sovvertire ogni previsione e trionfare… Beh, ancora meglio. Vincere dopo aver vissuto l’umiliazione di restare a casa mentre gli altri giocavano il Mondiale sarebbe fantastico. Un po’ di credito con l’Europeo ce l’abbiamo, in fondo. Sarebbe il caso di riscuotere.