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Serie A

Del Piero senza giri di parole: “Il calcio in Italia è noioso e vi dico perché”

Scritto da
Alessia Gentile

Del Piero, senza giri di parole, ha detto la sua su come il calcio (con modo di essere compreso) sia cambiato: al giorno d’oggi è noioso e c’è secondo lui un motivo.

Alessandro Del Piero, ex campione della Juventus e campione del mondo con l’Italia nel 2006, ha fatto un parallelo tra calcio del passato e calcio del presente. E ha detto la sua sul perché al giorno d’oggi questo sport praticato in Italia fino ai massimi livelli è considerato addirittura ‘noioso’.

Al ‘Corriere della Sera’, Alessandro Del Piero ha rilasciato un’interessante intervista in cui ha fatto il punto della situazione sul mondo del calcio dei nostri giorni. Ha dichiarato infatti: “Sul calcio di oggi si apre un argomento complesso. I dati sono chiari. Il calcio in Italia è diventato noioso, perché il livello si è abbassato, rispetto al passato“.

“Qui – ha aggiunto – venivano a giocare i più forti, i più grandi, tutti desideravano competere qua. Ora i più forti, i più grandi, vanno a giocare in Premier, nella Liga, persino in Francia o in Germania. Non qui. Questo vale per noi. Ma in Inghilterra il calcio non è noioso”.

Del Piero parla del calcio di oggi in Italia e spiega il perché, secondo lui, della perdita di appeal

Alessandro Del Piero ha poi continuato riferendo i motivi, secondo lui, della perdita di appeal: “Secondo me in questa disaffezione contano anche altri fattori. In primo luogo l’irruzione delle tecnologie. I telefoni, i videogames hanno un livello di soddisfazione del bisogno di divertimento incomparabile con quello della mia infanzia. La società digitale ci fa vivere meglio, ma ci toglie creatività“.

“In  passato – ha continuato – io per esempio la domenica io andavo a messa ma non vedevo l’ora di andare al bar a giocare a flipper o a calciobalilla. Mi bastava, era bellissimo. Oggi purtroppo viviamo in una società sempre più veloce, che pretende risultati immediati. Si esagera con le aspettative nei confronti dei ragazzi e i ragazzi lo sentono. Si chiede loro di vincere, di avere successo, di essere sempre competitivi. Queste attese sono un fardello pesante su spalle in formazione”.

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