Nereo Rocco, 40 anni fa moriva El Paron l’inventore del calcio moderno

Nereo Rocco
Former Chelsea striker Jimmy Greaves (left) celebrates his arrival at the AC Milan football club with Italian coach Nereo Rocco (1912 - 1979) after his transfer from Chelsea to the Italian side, 24th August 1961. (Photo by Keystone/Hulton Archive/Getty Images)
Nereo Rocco
Former Chelsea striker Jimmy Greaves (left) celebrates his arrival at the AC Milan football club with Italian coach Nereo Rocco (1912 – 1979) after his transfer from Chelsea to the Italian side, 24th August 1961. (Photo by Keystone/Hulton Archive/Getty Images)

NEREO ROCCO – Quaranta anni fa moriva “El Paron”. Cosi’ veniva chiamato Nereo Rocco ancora oggi etichettato come l’inventore del calcio moderno. E se si vuole discutere, anche che è stato l’inventore del “catenaccio”, quel modo di giocare che come prima regola aveva quella di “distruggere tutto quello che si muove in area” e come seconda, più cerebrale e sottile, quella di marcare il centravanti avversario avendo le spalle protette da un uomo chiamato “libero”. Ma Rocco era anche, anzi soprattutto, un uomo bonario mimetizzato nei panni di un allenatore burbero e schietto. A ciò abbinava una forte carica umana di simpatia che spesso e volentieri esplodeva in innumerevoli fragorose risate accompagnate da perle di saggezza passate alla storia. Qualche esempio? “El calcio xe semplice: uno in porta e 10 fora” e se un allenatore avversario, di una squadra più titolata della sua Triestina, si augurava che “vinca il migliore” lui ribatteva “speremo de no…”. A Trieste, ma non solo, è un’autentica istituzione. Basti pensare che lo stadio è intitolato a lui con all’ingresso della tribuna Pasinati un suo mezzo busto. E una statua che lo ritrae con la mano a coprire gli occhi dal sole, campeggia anche a Milanello, il centro d’allenamento del Milan. Insomma parlare di calcio senza nominarlo è difficile. Tanto che sul “Paron” sono stati scritti almeno una mezza dozzina di libri.

La carriera di Nereo Rocco

Nereo Rocco è stato uno degli allenatori italiani più vincenti. Nacque a Trieste il 20 maggio 1912, città dove sostanzialmente abitò per tutta la vita con la moglie Maria Berzin e i figli Bruno e Tito. Di origine austriaca, il nome originale era Roch, ma dovette cambiarlo in Rocco nel 1925, sotto il fascismo. Comincia da calciatore prima nelle giovanili poi in prima squadra con la Triestina e esordisce in Serie A il 6 ottobre 1929 in una partita contro il Torino, persa per 1-0. Diventa titolare a 18 anni, occupando il ruolo di mezz’ala e gioca con gli alabardati otto stagioni, fino al 1937: 232 partite con 66 reti. Passa quindi per 160 mila lire al Napoli. Con i campani in 52 partite, segna 7 reti. Conclude la carriera al Padova in Serie B, disputando 47 partite e siglando 14 reti. In totale Rocco ha disputato in massima serie 287 gare in 11 campionati, segnando 69 gol. Una partita anche in Nazionale, nel 1934, a Milano contro la Grecia, vinta dagli azzurri per 4-0. I veri successi arrivano però da allenatore. Prende in mano la Triestina nel 1947 e la porta a classificarsi seconda dietro al Grande Torino nel campionato 1947-1948. Dopo due stagioni passa al Treviso in Serie B. Tre anni e viene richiamato alla guida della Triestina in A, ma viene esonerato nel corso della stagione 1953-1954. Viene allora chiamato a Padova in B: lo porta alla salvezza, poi alla promozione e nella stagione 1957-1958 addirittura al terzo posto.

Nereo Rocco e i trionfi nel Milan

La ‘svolta’ quando viene ingaggiato dal Milan, con cui vince lo scudetto al primo campionato, con in squadra un giovanissimo Gianni Rivera. Nella stagione successiva (1962-1963), porta a casa la prima Coppa dei Campioni del Milan e del calcio italiano, battendo a Wembley il Benfica di Eusebio. Si trasferisce quindi al Torino per 3 stagioni per tornare, nel 1967-1968 al Milan con il quale conquista nuovamente lo scudetto e, nello stesso anno, la Coppa delle Coppe. La stagione seguente arriva la seconda Coppa dei Campioni mentre, in quella ancora successiva, dopo una memorabile sfida in Argentina contro l’Estudiantes, conquista la Coppa Intercontinentale. Dopo aver guidato i diavoli per altre tre annate, vincendo ancora una Coppa delle Coppe nel 1972-1973 e la Coppe Italia nel 1971-1972 e nel 1972-1973, l’allenatore triestino lascia il Milan a febbraio 1974 per divergenze con la dirigenza. Passa alla Fiorentina dove ottiene un ottavo posto poi lascia. Ricopre successivamente il ruolo di direttore tecnico nel Padova e per due stagioni nel Milan, per poi tornare in panchina nel 1977 quando vince la Coppa Italia. Ha allenato in serie A 787 partite vincendo dieci trofei ufficiali vinti (due Campionati, tre Coppe Italia, due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe, una Coppa Intercontinentale) col Milan. Morì il 20 febbraio 1979 nell’Ospedale Maggiore di Trieste, dopo una breve malattia.

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