Emerson Palmieri non esclude un ritorno in Italia: “A giugno vedremo”

emerson palmieri
Emerson Palmieri (Getty Images)

Emerson Palmieri, terzino sinistro di Chelsea e nazionale italiana, ha parlato ai microfoni di Rai Sport di sé e degli azzurri.

L’Italia è partita bene, cominciando il proprio percorso di qualificazione ai prossimi mondiali con due vittorie in altrettante partite, contro Irlanda del Nord e Bulgaria, entrambe per 2-0.

Tutte le news sulla SERIE A e non solo: CLICCA QUI!

In vista per i ragazzi del CT Roberto Mancini la terza e ultima partita di questa prima tornata, che ci vedrà impegnati in trasferta contro la Lituania reduce dalla sconfitta sofferta contro la Svizzera, nostra rivale nel girone, per 1-0. La partita si terrà a Vilnius questo mercoledì, la formazione degli azzurri resterà avvolta come al solito dal mistero fino all’ultimo e va bene così, considerati i risultati fin qui ottenuti.

Uno dei ballottaggi previsti è quello per il ruolo di terzino sinistro, con Spinazzola ed Emerson Palmieri pronti a giocarsi le loro carte per ottenere ancora una volta la fiducia dell’allenatore. Nel frattempo Emerson ha avuto anche l’occasione di parlare ai microfoni di Rai Sport, per parlare della nazionale ma anche del suo presente e futuro.

L’italo-brasiliano ha parlato ai microfoni di Rai Sport

emerson chelsea
Emerson con la maglia del Chelsea (Getty Images)

Il brasiliano naturalizzato italiano milita dal 2018 nel Chelsea e non mancano le voci su un suo possibile ritorno in Italia a fine stagione. Le sue parole lasciano aperte tutte le porte: “È ancora presto per parlarne, ho ancora due anni di contratto con il Chelsea, per adesso penso alla nazionale e non ad altro, a Giugno si vedrà. Il Chelsea può arrivare in fondo a Champions League ed FA Cup, possiamo sorprendere e vincere qualcosa”.

LEGGI ANCHE >>> Juventus, come cambierà l’attacco bianconero

Per quanto riguarda il gruppo azzurro, Emerson si è espresso con entusiasmo: “È stato troppo importante iniziare con due vittorie, dobbiamo continuare a fare il nostro gioco provando a vincere la prossima partita. Questo è un gruppo diverso, umile, siamo come una famiglia. Lavoriamo duro, c’è la gioia di stare insieme e portiamo tutto questo in campo. Il periodo è stressante, non solo nel mondo del calcio: viaggiamo e facciamo tamponi, ma alla fine c’è la soddisfazione di andare in campo e vincere”.