Dove vogliono arrivare Juventus, Real Madrid e Barcellona?

I vertici della Juventus
Agnelli, Paratici e Nedved (Getty Images)

Arriva il comunicato congiunto di Juventus, Real Madrid e Barcellona: cosa accade ora? Ci sarà accordo con il bellicoso Ceferin?

Il lungo comunicato con il quale la Juventus, il Real Madrid ed il Barcellona hanno, nuovamente, esposto le proprie ragioni per la fondazione della Superlega arriva alla luce delle sanzioni della Uefa ai nove club pentiti. Il timore per le tre rimaste ancora ancorate alla Superlega di punizioni che possano devastare i già stravolti bilanci con l’esclusione dalle prossime due Champions (oltre all’incalcolabile danno d’immagine) ha condotto all’esposizione di ragioni. Ma, anche, alla volontà di fare anche un passo indietro sui teoremi più contestati della Superlega, come quello del merito.

I tre club ‘dissidenti’ hanno, inoltre, attaccato gli altri nove fondatori della Superlega definendoli come incoerenti e contraddittori. Inoltre, con la classica dose di formalismo, aggiungono che per il bene del calcio devono “perseverare nel raggiungere gli obiettivi”.

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Abbraccio Ronaldo Pirlo Danilo
Un abbraccio tra Ronaldo Pirlo e Danilo (Getty Images)

La strada degli “scissionisti”, il pugno di Ceferin

L’iter di Barca, Real e Juve è identificabile nella volontà di seguire un obiettivo preciso: possiamo anche non chiamarla Superlega, ma una riforma serve. Che vi piaccia o no. Possiamo tardarla, possiamo rimodularla (fondamentale, in tal senso il passaggio sul recepimento del criterio del merito, dopo le pressioni ricevute), ma qualcosa va fatto. Così come, inutile scaricare l’ira popolare: in una battaglia legale (si parte dalla disposizione, in tal senso, del Tribunale di Madrid) non è mica detto che i club ‘scissionisti’ vengano puniti, anzi.

Ceferin, il gran boss della Uefa, ha chiuso i cinque sensi: sembra quasi farsi guidare dalla nuda rabbia, dall’ottenebrato istinto di chi poteva passare alla storia come il Presidente che aveva fatto perdere alla sua istituzione il potere consolidato nel corso dei decenni. Lo sloveno non abbassa i toni (nonostante il capo della Fifa, Infantino, provi a cancellare le asperità), vuole punizioni esemplari, toste, che cancellino l’idea che in un qualsiasi futuro chiunque possa nuovamente prendere iniziative del genere.

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Riponiamo le armi, per amore del calcio

Non spetta a noi trovare una sintesi a due posizioni così antitetiche. Che la battaglia possa esser molto lunga, beh, ci sono pochi dubbi. Alcune considerazioni, però, sono possibili. L’enorme, stratosferica, madornale vigliaccata di non considerare il merito come presupposto indefettibile della nascita di qualsiasi competizione è stata compresa: altrimenti, facciamo la Money League, la Rich League, facciamo giocare i finanzieri o gli influencer. Il calcio senza competizione, senza merito non è più uno sport. Ed istituire una qualsiasi lega senza questo presupposto non ha il minimo senso.

Real, Barca, Juve, ma anche Inter, Milan e United hanno talmente di quei debiti che se fossimo in altri settori avrebbero già dichiarato fallimento da anni. Ovviamente, il bacino d’utenza di questi club impone una strategia modello ‘Alitalia’: vi siete gestiti da dilettanti, ma ci servite. Sediamoci e proviamo a capire come fare ad evitare che andiate a gambe all’aria e con voi perdiamo centinaia di milioni di tifosi. Quindi, non facciamo la Superlega, ma rimoduliamo la Champions e via discorrendo.

Ceferin potrebbe anche smetterla di sentirsi Pietro Savastano in ‘Gomorra’: mi avete tradito, ora vi anniento. Caro Presidente, il calcio non è tuo: è dei tifosi. Senza chi ama questo sport non ci sarebbe il tuo ex amico fraterno Agnelli ma non ci saresti neppure tu con il tuo stipendio da manager di una multinazionale che produce farmaci salvavita. Quindi, se gli scissionisti lasciano le pistole sul tavolo (almeno, questa potrebbe essere l’intenzione), fai lo stesso. Perché, oggi ci sono loro nell’occhio del ciclone. Domani, chissà.