Il calcio italiano perde uno dei suoi protagonisti, costretto al ritiro ancora in giovane età: ecco l’annuncio ufficiale.
La storia del calcio è ricca di storie, in alcuni casi tristi e che lasciano l’amaro in bocca. Quelle che hanno come protagonisti giovani promesse incapaci di esprimere a pieno il loro potenziale, a volte a causa di una serie di problemi fisici che finiscono per condizionarne la crescita e a sancirne il ritiro precoce.
È questo il caso di Davide Santon, un tempo giovane promessa della nostra Serie A e nel corso delle ultime stagioni diventato una comparsa alla Roma. Durante questa estate il suo nome è stato spesso al centro di numerose notizie di calciomercato, dato che dopo essersi svincolato dal club giallorosso sembrava poter ripartire con altre squadre.
Invece è arrivato il ritiro. Amaro, a soli 31 anni, una scelta consapevole quanto obbligata. Un momento che l’ormai ex terzino, oltre 150 presenze in Serie A e 82 in Premier League, 8 gare con l’Italia, ha raccontato in un’intervista esclusiva a TuttoMercatoWeb.
La scorsa estate, con l’arrivo alla Roma di José Mourinho, sembrava che Santon potesse tornare protagonista dopo due stagioni vissute da comparsa. Era stato lo Special One, del resto, a lanciarlo giovanissimo all’Inter e a spendere parole importanti per lui.
Così non è stato però, anche a causa dei continui problemi fisici che già lo avevano frenato con Fonseca: “Ho passato un controllo fisico dietro l’altro ma non c’è stato niente da fare. Posso ancora camminare normalmente, ma per fare il calciatore serve altro”.
L’ex terzino racconta la sua odissea: “Non mi sono mai operato al ginocchio sinistro, ma ormai è andato. Quello destro è stato sottoposto a tre interventi chirurgici. Non è bastato, al minimo sforzo mi devo fermare. In Serie A bisogna spingere, se lo faccio gioco una gara e ne devo saltare cinque”.
Il ritiro è anche questione di orgoglio: “Mi dicevano che rubavo i soldi, ma la verità è che non passavo le visite mediche con altri club. C’erano alcune offerte, ma il calcio è divertimento per me, e negli ultimi anni era sofferenza. Mi sono adeguato a giocare con la paura, ma non può essere così.”
Da qui la decisione: “Se devo giocare con la paura meglio non farlo. Non vorrei ritirarmi, ma devo farlo. Volevo giocare e divertirmi, non mi aspettavo un finale così. Adesso non so cosa farò in futuro, non ho pianificato niente.”
Impossibile farlo del resto per chi ha sempre vissuto pensando solo al pallone: “È arrivato tutto all’improvviso: sono andato via di casa a 14 anni, ho fatto tanti sacrifici. Poi un giorno ti svegli e non puoi più allenarti. Non so se resterò nel mondo del calcio oppure no.”
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