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Serie A

Il cuore di Spalletti era avvelenato. Allegri stava meglio col -15

Scritto da
Mirko Calemme

Gli insulti di Landucci svelano l’umore di Spalletti. Allegri forse dovrebbe chiedere la penalizzazione…

La vittoria del Napoli a Torino entrerà dritta nei libri di storia del calcio. Difficile immaginare un copione migliore per il trionfo che serve sul piatto azzurro uno scudetto ormai cucito sulle maglie con un anticipo mai visto nella storia della Serie A.

I partenopei hanno chiuso il cerchio con la Juventus, che tante volte negli anni scorsi li ha fatti soffrire, con uno straordinario 5-1 al Maradona e uno 0-1 all’Allianz che sembra scritto da Maurizio De Giovanni. Rosso sacrosanto negato a Gatti (come lo fu quello di Pjanic nel 2018), due gol irregolari annullati, tentativo di simulazione di Cuadrado che resta a terra e favorisce il gol di Raspadori in pieno recupero sotto una pioggia intensa, caduta solo nei cinque minuti finali della sfida e mai più in serata, come a rendere tutto ancor più epico.

Ciò che di epico ha avuto poco sono state le frasi svelate nei giorni dopo. Chi era presente alla conferenza stampa di Spalletti avrà notato la sua espressione contrita, per nulla rilassata nonostante la storica vittoria.

Probabilmente, il mister era ancora nervoso per ciò che aveva vissuto pochi minuti prima. Il “pelato di merda, ti mangio il cuore” di Landucci non ha ricevuto risposta da parte di Lucianone, che ha avuto la lungimiranza di restare al suo posto e non mettere a rischio la sua presenza in panca nei giorni dello scudetto. Certe frasi, però, ti restano dentro per un po’, devi digerirle. E Spalletti, che il suo caratterino ce l’ha, avrà accumulato un bel po’ di veleno di gattusiana memoria nella pancia dello Stadium. Morderlo sarebbe stato pericolossisimo, per Landucci e per chiunque.

Gli insulti di Landucci svelano l’umore di Spalletti: la Juventus invece si interroghi sui propri problemi

Acqua passata per lui, molto meno per la Juventus. Allegri, che già col Napoli aveva mostrato insofferenza alla sconfitta con un “ammazza, siete riusciti a vincere uno scudetto”, avrebbe deciso di replicare lo show a San Siro. ‘La Gazzetta dello Sport’ ha svelato insulti di vario tipo ai dirigenti interisti e la promessa di lasciarli “fuori dalla Champions” fatta insieme alla squadra. Non sappiamo se ci riusciranno, anche perché molto dipenderà dalle sentenze in arrivo, ma Allegri dovrebbe piuttosto interrogarsi sulle difficoltà della sua squadra, che sono tornate palesi.

Il livornese ha provato a far intendere che il -15 sarebbe costato una decina di punti per impatto emotivo, ma, calendario alla mano, pare abbia avuto l’effetto opposto. Dopo il 20 gennaio, giorno della sentenza, i bianconeri hanno pareggiato con l’Atalanta, perso col Monza e, da allora, inanellato un’ottima striscia: in 14 gare ufficiali, sono arrivate 11 vittorie, due pareggi e una sola sconfitta (contro la Roma). La penalizzazione ha compattato l’ambiente, rispolverato l’orgoglio e restituito un undici che, al netto di una grave carenza di idee offensive, era tornato ad essere solido e vincente.

L‘effetto del -15, però, non poteva essere eterno. E i problemi sono tornati a galla. Nelle ultime sette gare, la Juve ha vinto una volta sola (soffrendo tantissimo contro lo Sporting) e perso in ben quattro occasioni. Si sta rivedendo la Juve sconfitta a inizio stagione da PSG (due volte), Benfica (due volte), Monza, Maccabi Haifa, Milan, e fermata sul pari da Sampdoria, Roma, Fiorentina e Salernitana. L’alibi della penalizzazione, a quei tempi, non esisteva, così come non esisteva il 13 gennaio, giorno del 5-1 col Napoli. Allegri, che gestisce il monte ingaggi più alto della Serie A (160 milioni di euro) deve aggrapparsi all’Europa League per evitare di chiudere la seconda stagione consecutiva con zero titoli all’attivo. Più che prendersela col -15, dovrebbe ringraziarlo: quel poco di buono che ha mostrato la sua Juve è arrivato subito dopo la sentenza. Magari, prima del Siviglia, potrebbe chiedere alla Corte d’Appello di riconfermarla…

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