Foden contro i 40enni: gli errori di sistema del decadente calcio italiano

Foden Manchester City porta palla
Phil Foden (Getty Images)

Phil Foden compirà soltanto il 28 maggio ventuno anni ma vanta già 119 presenze, 28 gol e 21 assist in prima squadra. In Italia ce l’avrebbe fatta?

Partiamo da un presupposto: quando il talento è così importante come nel caso di Foden, prima o poi l’opportunità si presenta. Un sistema che funziona protegge la qualità, mette degli ostacoli all’ipotesi che il talento si disperda. Un sistema che funziona fa in modo che, anche quando non si è così nettamente oltre la media nel valore, si riesca ad emergere.

In un sistema che funziona s’accorciano i tempi, in quello che fa acqua da tutte le parti s’allungano col rischio che poi possano sorgere dei fattori che ostacolano la crescita. In Inghilterra, dove s’investe in media 6,1 milioni di euro sui vivai a differenza dei 4,6 dell’Italia, il sistema funziona, nel nostro Paese no.

Non è solo una questione di soldi ma di mentalità, abitudini, prassi, tradizioni, in una sola parola cultura. Basta pensare che la media degli investimenti in Spagna (3,4), i Paesi Bassi (1,9) e il Belgio (1,7) è inferiore rispetto all’Italia.

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Zaniolo Italia porta palla
Nicolò Zaniolo (Getty Images)

Il palazzo non funziona dalle fondamenta al vertice, lo dimostra il caso Zaniolo

Immaginiamo che il calcio italiano sia un palazzo decrepito, pericolante, ci sono problemi sia alle fondamenta che al vertice. L’immagine che forse rende ancora meglio l’idea è nei momenti in cui il pc ci rivela che c’è un errore del sistema.

Nel basso ci sono disfunzioni sia economiche che tecniche, per tante società il settore giovanile viene visto più come un costo che come una risorsa. Da questa concezione malata vengono fuori “a cascata” altri disastri: pochi centri sportivi di proprietà, scarsi investimenti nei convitti e soprattutto poca attenzione agli allenatori che nel contesto del vivaio sono degli istruttori.

Vediamo ragazzini lavorare sulla tattica a 13-14 anni quando, invece, a quell’età bisognerebbe puntare tutto sulla tecnica, insegnare i fondamentali per rimandare la formazione tattica negli anni successivi. Nei settori giovanili, anche quelli professionistici, magari ci sono allenatori che fanno anche un altro lavoro, perchè non possono permettersi di vivere solo di calcio come dovrebbe fare un professionista tenuto ad aggiornarsi.

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Ci sono allenatori che s’approcciano ai ragazzini con il dogma del risultato, ossessionati dalla vittoria del campionato regionale o nazionale o peggio ancora del semplice torneo giovanile, piuttosto che dall’unica cosa che conta: costruire calciatori in prospettiva. Dalle basi passiamo al vertice, il caso Zaniolo dimostra che la pressione del risultato e la mancanza di coraggio poi a livelli più alti determina disastri.

Zaniolo è stato bocciato dalla Fiorentina (non rientrava nei loro piani), ceduto dall’Inter in uno scambio con Nainggolan dopo che Nicolò aveva dimostrato il suo valore anche in B alla Virtus Entella.

Roberto Mancini da indicazioni
Roberto Mancini (Getty Images)

La lezione di Mancini e De Zerbi al vecchio calcio italiano

Per lanciare i giovani servono coraggio e mente libera dalle pressioni. Le ha avute Mancini quando ha lanciato Zaniolo in Nazionale prima che lo facesse la Roma, De Zerbi quando ha scommesso prima su Locatelli e ancora di più su Raspadori, Mihajlovic quando ha puntato su Donnarumma in un Milan che non aveva le ansie tecniche ed economiche di questi tempi.

Bisogna avere il coraggio di rompere gli schemi come fatto da Gasperini ai tempi del Genoa con Mandragora o da Paulo Sousa con Federico Chiesa. Per fare sintesi, all’estero si lanciano i Vinicius, Pedri, Haaland, Musiala, Bellingham, Gnabry, Foden, Greenwood, in Italia, invece, si fa il rinnovo a 7 milioni ad Ibrahimovic a 40 anni, si danno 31 milioni d’ingaggio a Cristiano Ronaldo nella parte finale della sua carriera, si concede a Juric la valorizzazione di Dimarco mentre sulla fascia sinistra c’è il trentacinquenne Young.

I risultati dovrebbero imporci di cambiare strada: non si vince un trofeo in Europa dall’Inter di Mourinho. In quest’annata anche nelle coppe europee il calcio italiano non ha ben figurato. La Roma, ultima superstite, è crollata  nella semifinale d’andata di Europa League. La Nazionale di Mancini rappresenta l’unica risposta ad un fallimento di sistema che annovera anche la mancata partecipazione ai Mondiali del 2018.

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Foden magari in Italia sarebbe emerso lo stesso, forse non avrebbe debuttato in Champions a 17 anni, magari tutto sarebbe cambiato in base all’allenatore sul proprio percorso. Chissà, l’unica certezza che abbiamo è che l’Italia non è un paese per giovani, neanche nel calcio.