Buffon svela chi lo ha spinto a salutare la Juventus

Gigi Buffon saluta le telecamere
Gianluigi Buffon (Getty Images)

Buffon: “Quest’anno l’entusiasmo attorno alla Juve è venuto un po’ meno, ora potrei anche smettere. Momento più doloroso? Cardiff”

Gigi Buffon, in un’intervista a ‘Juventus TV’, ha tirato le somme della sua lunghissima avventura in bianconero: “In tutti questi anni sono diventato juventino, ho fatto miei determinati valori, ed adesso sono più felice di allora perché sono juventino con coscienza, ho scelto di esserlo”.

Sul momento più felice in bianconero: “Quando ho vinto il primo scudetto con Conte, a Trieste. Era la chiusura di un cerchio che ha dato forza alle mie scelte da giocatore. Ho sposato la causa perché ci credevo, perché potevo tornare a vincere con la Juve. Qualche pensiero di andare via nel 2006 mi era venuto, ma poi la vita mi ha ridato tutto. Ho sofferto tanto dal 2006 al 2012, ero il portiere di riferimento ed ho deciso l’isolamento”.

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Buffon e Pirlo si abbracciano dopo la vittoria della Coppa Italia
Buffon e Pirlo si abbracciano dopo la vittoria della Coppa Italia (Getty Images)

Buffon: “Tornare da secondo mi ha insegnato tanto”

Il momento, invece, più doloroso: “La finale di Champions 2017, a Cardiff. Non per la sconfitta, ma perché ci siamo disgregati nel secondo tempo, abbiamo dato l’impressione di non essere competitivi al massimo livello. Mi ha fatto male, anche per orgoglio. Altra cosa che mi ha fatto male è stata l’eliminazione a Madrid” (quando Buffon fu espulso per proteste dopo il rigore assegnato al Real nel recupero, ndr).

Sulla BBC, la diga difensiva a protezione della sua porta alla Juve come in Nazionale: “Mi vengono in mente due cose: il legame, che ti unisce in maniera più forte dell’amicizia, e come secondo termine, ragazzi per bene. Sarà difficile trovare persone così nel mondo attuale del calcio”.

Sulla scelta di tornare alla Juventus da secondo, dopo l’esperienza al PSG: “All’inizio non ero molto convinto. Avevo opportunità di fare la Champions in buone squadre, poi ho pensato ai 41 anni, ai possibili problemi fisici, e mi sono detto di entrare nell’ordine di idee di agevolare la situazione familiare e tornare alla Juve. Ho pensato che potesse essere una bella esperienza personale, vedere fin dove potevo arrivare come altruismo ed ottimismo. Questa esperienza mi ha insegnato tanto, il rispetto e la stima dei compagni e per i compagni, la rifarei“.

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In questa stagione, però, non tutto è andato liscio: “Una cosa che mi ha disturbato, è stato che l’entusiamo della squadra quest’anno è venuto un po’ meno. I veri tifosi non devono affossare la squadra alla prima difficoltà. Se tifo Juve i miei giocatori sono i più forti fino a maggio, non fino a febbraio. Mi hanno disturbato anche i commenti sul mio impiego contro il Barcellona: ‘Gioca Buffon perchè è amico di Pirlo’. Regali non ne voglio, sentire che qualcuno dubitava mi ha spinto a lasciare la Juve“.

Addio, in ogni caso, senza polemiche, anzi: “La vittoria in Coppa Italia è stato un bel finale, viene suggellato un fine rapporto con una bellissima vittoria e grandissime scene di empatia ed amicizia tra me e i miei compagni. È stato da parte mia un addio molto sereno, l’avevo già vissuto tre anni prima. Non ci fai l’abitudine, ma con l’esperienza passata hai dei punti cardinali per non patire determinate emozioni. L’ho vissuto con molta naturalezza”.

E ora? “Ho bisogno di staccare, di riposare e mettere nel mio serbatoio energie nuove. Non voglio pentirmi di qualunque scelta farò. Oggi sono felicissimo, non chiedo di meglio, posso anche smettere, penso di aver fatto abbastanza nella mia carriera. So che devo migliorare ancora alcune cose come persona, ma sono contento di come sono venuto fuori come uomo. Sono sulla strada giusta”.