La verità dietro lo storico addio di Tevez al Boca Juniors

Tevez in campo col Boca
Carlos Tévez, Boca Juniors (Getty Images)

Carlos Tévez ha annunciato il suo addio al Boca Juniors, e potrebbe decidere di lasciare anche il calcio giocato. 

Ha aspettato 116 anni eppure non è stata la notte giusta. Il Colón di Santa Fe si è meritevolmente laureato campione d’Argentina ai danni del Racing Club, ma il suo storico e inedito trionfo nazionale è stato offuscato dall’inattesa (forse nemmeno troppo…) notizia della conferenza stampa di Carlitos Tévez, che ha annunciato il suo addio al Boca Juniors.

É la terza volta che El Apache se ne va: prima il salto in Europa, poi il trasferimento in Cina ma stavolta non c’è marcia indietro. Nella notte della prima stella appena sopra lo stemma del Sabalero, si spegne il cielo Azul y Oro perché la gente non può credere che sia vero. Non ha fede nel così netto “mi ritiro” di Tévez, e il timore principale è che la storia non sia finita qui e trascini con sé vicissitudini politiche più che calcistiche.

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L’ultima notte di Tévez al Boca Juniors

Carlos Tevez zittisce lo stadio
Carlos Tevez, Boca Juniors (Getty Images)

“Non è un congedo, è un arrivederci. Ci sarò sempre per il tifoso e per il popolo xeneize, non più come calciatore ma sì come il Carlitos della gente. Mi sento pieno, e mi sento soddisfatto di questa decisione perché non ho più nulla da dare. Da giocatore ho dato tutto. Il Boca ha bisogno di me al 120% e io mentalmente non sono pronto a garantire ciò“, ha dichiarato Tévez e questa è senz’altro la verità.

Il Boca dell’ultima stagione è un campione stanco, tramortito dagli impegni ma senza reale capacità di portarli avanti come prima avrebbe fatto con estrema disinvoltura. La sensazione è che ci sia bisogno di ammodernamento e di nuove garanzie tecniche, che non possono essere pretese da un calciatore di 37 anni, il quale sarebbe poi chiamato a prestare il fianco e a essere la croce rossa sulla quale sparare. Croce, appunto, e delizia è essere il massimo idolo del momento e senza ombra di dubbio tra i più grandi di sempre.

Le lacrime nel ricordo del padre e di Diego

Tevez entra in campo col Boca
Carlos Tevez, Boca Juniors (Getty Images)

In effetti, con Carlitos spesso si è andati oltre. La convinzione che fosse invincibile date le sue dimostrazioni calcistiche hanno fatto dimenticare che anche gli eroi sono di carne ed ossa. Il bacio sulle labbra di Maradona nell’ultima notte del Boca da campione nel marzo del 2020 proprio contro il Gimnasia di Diego è sembrato un passaggio del testimone nella memoria del tifoso Xeneize. Maradona si lasciava vincere affinché il Boca festeggiasse il titolo e lo facesse investendo Tévez del massimo onore, in realtà è stato l’inizio della debacle emotiva del calciatore. Da lì gli eventi della pandemia e la morte prematura di suo padre. Nonostante ciò, l’obbligo di esserci comunque, in campo. É stato troppo. E proprio quando parla del padre e di Diego, Tévez piange in conferenza stampa: “Mio padre era del Boca, lo sono i miei fratelli, mia mamma, mia moglie e i miei figli. Io non posso mentire a loro e ai tifosi. Non ho nemmeno avuto il tempo di salutare mio padre che la settimana dopo stavo giocando. Non è normale, ho bisogno di tempo. Tre mesi fa è andato via mio padre, ho bisogno di mia madre, di sentirmi figlio”.

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Lo scontro con Riquelme dietro l’addio di Tévez

In realtà, mettendo da parte romanticismi e glorie, c’è un percorso più profondo che porta Tévez a sentirsi stanco, e tra le righe lo racconta. É il Carlitos della gente, e questo dualismo con Riquelme, massimo rappresentante della nuova dirigenza, se lo trascina dietro dall’addio di Angelici con le ultime elezioni presidenziali. Differenza di visioni, difficoltà nel convivere con il nuovo consiglio d’amministrazione e una squadra che sembra non avere direzione. Ha fatto un passo avanti quasi in nome di tutti Tévez per rendere manifesta una situazione che ha bisogno di un cambio drastico. Per alcuni, è stato il suo ultimo gesto d’amore unito a un grido d’allarme, l’ultima rete che è parsa quasi un autogol. Per altri, è l’inizio della sua campagna elettorale: anche se non vorrà, sarà “utilizzato” o convinto, o forse sarà davvero un grande progetto quello che ripresenterà Angelici, ex presidente, che guarda da lontano il Boca con l’intenzione di riprendersi quel palcoscenico calcistico che vale la metà di un paese intero. Non è solo calcio, e forse per questo Carlitos si mette da parte per un po’.