Vlahovic come Donnarumma, storie di un calcio senza riconoscenza

Vlahovic esulta ad Udine
Vlahovic (Getty Images)

Vlahovic pronto a lasciare la Fiorentina: ci pensa anche la Juventus, con bonus e commissioni top. Un nuovo caso Donnarumma

La storia di Dusan Vlahovic ricalca quella di Gigio Donnarumma: quella di un calcio senza riconoscenza per chi ti ha atteso, voluto, aiutato. Roba da romantico: no, semplicemente realista. Perché Vlahovic, come Donnarumma, ha delle doti straordinarie, ma che non si sono imposte naturalmente. Dusan e Gigio avuto bisogno di tempo, di spazio e di pazienza. Perché non guadagni 8 o 10 milioni a stagione se non c’è un club che per 2-3 anni fa in modo che tu possa emergere e poi importi. “Però, Donnarumma e Vlahovic hanno dato tantissimo a Milan e Fiorentina“: la più semplice quanto efficace risposta al primo assunto esposto merita una contro-obiezione articolata.

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Il presidente della Fiorentina Commisso in campo
Rocco Commisso (Getty Images)

Le ragioni di Commisso per un calcio con meno ombre

1) I calciatori devono avere la libertà di scelta: se Vlahovic non vuole rinnovare ha il diritto di farlo. È giusto, però, che questo diritto vada a ledere il diritto della Fiorentina di ottenere un prezzo equo dalla sua cessione con la scadenza (2023) sempre più vicina? Commisso ha perfettamente ragione a lamentarsi: in estate l’accordo era ad un passo, poi è cambiato tutto. I rialzi sono stati sempre più frequenti da parte dell’entourage, portando a spezzare la trattativa. Come si fa a non pensare alle promesse fatte agli agenti oltre che al calciatore? È giusto che una somma di danaro ad un procuratore possa incidere per cancellare un rapporto tra una squadra ed un talento che ha allevato?

2) Se anche la vostra risposta è negativa, si arriva al secondo punto. Perché nessuno pensa a regolamentare queste cifre? Perché qualcosa come il “bonus alla firma” deve poter avere un peso specifico così rilevante? Perché la capacità di valorizzare un calciatore deve esser così spazzata via? Il libero mercato è un diritto inalienabile per tutti i lavoratori, calciatori compresi. La giungla, però, è un’altra cosa. Ed è ingiustificabile

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3) L’irriconoscenza di Vlahovic è uguale a quella di Donnarumma. Ci possono esser tanti step per consentire ad un calciatore di raggiungere le sue ambizioni. L’esempio è quello del Pocho Lavezzi: De Laurentiis gli promise la cessione al Psg, ma gli chiese di completare un percorso al Napoli. Rinnovo, Coppa Italia vinta e cessione record per l’epoca. Tutti felici e nessuna polemica. Un percorso corretto dovrebbe prevedere che Vlahovic rinnovi il suo contratto, metta una clausola accettabile ma non eccessiva, che il suo agente lavori per trovare un club che paghi quella clausola e che Commisso si accontenti della stessa, dopo essersi goduto il suo gioiello.

Invece, si alimentano le ombre e tutto un circo che contribuisce, sempre più, ad allontanare dal calcio quei tifosi, sempre più simili a degli eroi, che ancora lo amano.