Lotito e il Piano B per Rilanciare la Lazio: Lulic tra gli Ex Biancocelesti Considerati

Roma che ribolle, cori che tagliano il traffico e una società che si guarda allo specchio. Prima della grande manifestazione dei tifosi, a Formello si è aperto un cassetto con scritto “piano B”: un’idea semplice e potente, rimettere al centro chi conosce già la maglia.

La Lazio è arrivata a un bivio dopo mesi agitati. Stagione altalenante, panchina cambiata in corsa, umore della piazza fragile. In questi casi, le scelte non possono essere estetiche. Devono toccare sostanza, spogliatoio e identità. È qui che entra in scena il presidente Claudio Lotito con un ragionamento pragmatico: come si può rilanciare la Lazio senza snaturare i conti e senza ricominciare ogni giugno?

I segnali raccolti nelle ultime settimane parlano chiaro. Non c’è una sola via. C’è un Piano B pronto all’uso, esplorato prima del corteo dei tifosi laziali. Un percorso che valorizza gli ex biancocelesti, figure capaci di cucire lo strappo tra campo e tribuna. È un’idea che il calcio italiano conosce bene. A volte funziona perché ridà senso al quotidiano: allenamenti, regole condivise, parole pesate. Perché prima delle tattiche, conta cosa senti quando entri nello spogliatoio.

Il retroscena: un Piano B per ripartire

Secondo le ricostruzioni più attendibili, vagliate in ambienti vicini al club, Lotito ha valutato diversi profili interni alla storia biancoceleste. Tra questi c’è un nome che a Roma non ha bisogno di presentazioni: Senad Lulic. L’“eroe del 2013”, quello del 26 maggio. Minuto 71, finale di Coppa Italia contro la Roma, un tocco sporco e la città che cambia colore. Da allora, più di 300 presenze, fascia al braccio, una credibilità che in pochi hanno.

Non esistono conferme ufficiali su un incarico già definito. Ma l’ipotesi ha una logica: Lulic come collante operativo, tra gruppo e dirigenza, oppure come riferimento per i giovani, sul modello di chi presidia il quotidiano a Formello. Sono ruoli che incidono poco sul bilancio e molto sulla cultura interna. La Lazio, del resto, ha costruito negli anni la sua stabilità sulla sostenibilità: investimenti mirati, salari contenuti, nessuna corsa alla spesa per placare i malumori del momento. Un profilo come Lulic si inserirebbe esattamente qui.

La valutazione non si fermava a lui. Il club ha scandagliato altri ex con competenze diverse: gestione del gruppo, scouting, supporto alla Primavera. Figure capaci di portare metodo e memoria. In Serie A, quando si è puntato sull’identità, l’impatto emotivo è spesso stato immediato. Non è una ricetta magica, ma una leva concreta per ricostruire fiducia, aumentare l’adesione del gruppo, dare un volto al progetto tecnico.

Cosa chiede oggi la piazza

La piazza chiede una rotta leggibile. Vuole riconoscere una promessa nella settimana, non solo nella domenica. Vuole sapere che c’è qualcuno che bussa alla porta del capitano quando serve, che difende il gruppo quando si alza il rumore esterno, che sa dire “così non va” con l’autorevolezza di chi quella maglia l’ha sudata. Qui gli ex Lazio possono fare la differenza. Non per nostalgia, ma per efficacia.

Sul piano operativo, un piano B del genere ha tre vantaggi: costi sotto controllo, messaggio forte allo spogliatoio, ponte diretto con la tifoseria. Ha anche un rischio: se resta soltanto un gesto simbolico, evapora in fretta. Per questo servono compiti chiari, obiettivi misurabili e una filiera che dal campo arrivi al mercato senza rimbalzi inutili. Idee semplici: scouting coerente con lo stile della squadra, cura delle palle inattive, valorizzazione di chi corre più degli altri. È qui che il carisma conta.

Il resto lo fa l’immaginario. Un ex che entra a Formello all’alba, saluta i magazzinieri per nome, controlla i dettagli e poi sussurra al terzino più giovane cosa significa gestire un derby. È poco? È moltissimo, se diventa abitudine. La domanda allora è questa: in un calcio che corre, quanto vale ancora una voce riconoscibile che ti rimette dritto il colletto prima di scendere in campo? Forse, oggi, vale proprio quanto un gol al 71’. E quel gol, a Roma, non lo ha dimenticato nessuno.