Maradona, Alberti svela tutto: “La Juventus lo scartò! Così lo portai a Napoli” – ANews

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Maradona (Getty Images)

Intervista a José Alberti, membro dell’entourage di Diego Armando Maradona, che lavorò accanto a Sivori e Cysterpiller per portarlo a Napoli

Il 5 luglio 1984 c’era anche José Alberti al San Paolo, al fianco di Diego Armando Maradona, per la presentazione ufficiale del futuro Pibe de Oro a Napoli. Una giornata emozionante, come la carriera di Diego, il fenomeno dal cuore tenero e il carattere fragile. Alberti, all’epoca, faceva parte del suo entourage, contribuì al suo arrivo, trattò con il Barcellona accanto a Cysterpiller, storico agente di Diego. Il suo racconto a Serie A News è toccante e ricco di curiosità sull’arrivo di Maradona a Napoli.

Chi era, per lei, Maradona?

“Ho vissuto l’epoca di Sivori, che è stato mio compagno di squadra, e quella di Pelè, che affrontai da avversario in un San Lorenzo-Santos. Diego era oltre, è stato qualcosa in più. Sarà ricordato in eterno come il più forte giocatore di tutti i tempi. Un altro, così, non ne nascerà. Eravamo molto amici, le nostre famiglie erano unite, ci vedevamo 2-3 volte alla settimana. C’ero quando nacque la trattativa col Napoli”.

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Ce la racconta?

“Diego aveva fallito col Barcellona. Nel secondo anno, nel girone di ritorno, dopo la rottura della gamba contro l’Athletic Bilbao, visse l’infermo. Ogni partita era una battaglia. E poi i tifosi lo chiamavano ‘sudaca’ che in Sudamerica vuol dire ‘terrone’. In quel momento si ruppe la magia. Diego voleva andarsene. Il suo agente, Cysterpiller, mi chiamò. Andai a Barcellona con Sivori, che gli disse: “Se vuoi diventare il più grande giocatore del mondo, devi venire a Napoli”. Ma Diego non era convinto”.

Perché?

“Il Napoli nella stagione precedente stava per retrocedere e non aveva mai vinto nulla nella sua carriera. Io e Sivori gli dicemmo: “Appunto, pensa se arrivi tu e vince. Rimarrai nella storia”. Ma la trattativa non fu semplice. Noi, io e Sivori, chiamammo Dino Celentano, il vice presidente, che ci raggiunse a Barcellona. Eravamo a casa di Diego, trattavamo col Barcellona, ma il problema era il presidente Gaspar, che pretese tanti soldi. Una volta mi finsi Ferlaino, lo chiamai e dissi: se non ci vendete Maradona entro 24, noi andremo su un altro giocatore. La trattativa fu lunga, ma alla fine la spuntammo noi”.

Il 5 luglio 1984 è nella storia

“Diego si innamorò di Napoli quel giorno. A Barcellona la sua presentazione avvenne davanti a 3 persone, invece a Napoli fu un successo. Io glielo anticipai, gli dissi: “Diego, ci saranno 70mila persone solo per te” e lui: “Tu esageri sempre”. Poi si accorse che avevo ragione”.

Oggi, su di lui, parlano troppi, di tutto

“Purtroppo è stato lui, in vita, ad alimentare le voci sul suo conto. Come calciatore è stato unico, ma fuori dal campo, pur essendo di cuore tenero, molto generoso, religioso e vicino ai bambini e ai poveri, ha fatto scelte discutibili fidandosi delle persone sbagliate. Quelli non erano amici, gli amici non ti consigliano di fare determinate cose”.

Diego è mai stato vicino alla Juventus?

“Nel ’78, quando aveva 18 anni, Sivori parlò con Gianni Agnelli, gli disse: “In Argentina c’è un fenomeno”. Agnelli chiamò Boniperti e gli disse di andare a visionarlo. Boniperti partì con Sivori, io li accompagnai all’aeroporto e poi li riportai a Torino. Di ritorno, Sivori mi disse che il commento di Boniperti fu: “Come calciatore è fenomenale, ma non è da Juventus per il suo comportamento”. Durante il loro viaggio, infatti, Maradona fu visionato non solo durante le partite, ma anche fuori dal campo, al bar, al ristorante, nel suo rione. Sivori disse: “Ma voi lo comprate per fare il calciatore, non il cameriere”, ma Boniperti fu chiaro: non era da Juve”.

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